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Melandri: "I Pacs non sono equivalenti alle nozze"

di Federica Fantozzi - l'Unità
13 settembre 2005

«Non c’è nessuna deriva zapaterista nelle parole di Prodi. Il confronto sulle idee non si può fare mettendo veti». «Niente veti nell’Unione né caricature delle posizioni in campo: non c’è nessuna deriva zapaterista». Dalla Turchia Giovanna Melandri, deputata Ds si esprime a favore dei Pacs che non rappresentano un’equiparazione ai matrimoni.

L’apertura di Prodi sui Pacs nel programma dell’Unione ha suscitato polemiche. E l’Udeur minaccia di uscire dalla coalizione. Nuova spaccatura o campagna per le primarie?
«Intanto trovo offensivo il paragone con Zapatero, non si tratta di imitare nessuno. L’Italia e il centrosinistra cercano la loro via per regolare, attraverso un sistema di garanzie, diritti e doveri, le coppie di fatto».

In Spagna i Pacs li ha introdotti Aznar. La via italiana è più simile a questa e a quella francese che alle nozze gay di Zapatero?
«È così. I Pacs non sono equivalenti alle nozze. Sono un contesto giuridico che disciplina questioni sanitarie, ereditarie, assicurative, abitative, per persone che si amano o che soltanto si aiutano al di fuori di legami sentimentali. Penso ad anziani e badanti».

Lei è d’accordo con Prodi?
«Sì. E invito a non fare rappresentazioni caricaturali delle posizioni in campo: Prodi non ha espresso nessuna fuga in avanti o soluzione radicale, nessun estremismo. Si è confrontato saggiamente con le diverse sollecitazioni e si è sforzato, in questi mesi, di costruire un programma comune tenendo conto della pluralità di sensibilità nell’Unione e nella società italiana».

Le diverse sensibilità nell’Unione però riemergono a ogni pié sospinto.
«L’Unione è una squadra che funziona se si dà delle regole e le rispetta. Sui temi che riguardano la libertà delle persone è doveroso il confronto tra le idee ma non si può procedere per veti. All’Udeur dico: si confronti anche duramente sui Pacs, ma minacciare di uscire dalla coalizione è un errore strategico».

La mossa potrebbe fare parte della campagna elettorale per le primarie in cui Mastella sfiderà Prodi?
«Le primarie sono l’occasione più propizia per esprimere il proprio punto di vista. Se la contrarietà alla proposta sulle convivenze caratterizza il profilo di Mastella, benissimo, è un bene discuterne apertamente».

E dopo? Se Prodi vince anche per un solo voto farà lui il programma e gli altri dovranno adeguarsi? O le percentuali conteranno?
«Credo che dopo le primarie si dovrà aprire con i partiti dell’Unione e gli elettori un percorso verso la conferenza programmatica su questi e altri temi. Su diritti e libertà il principio non può che essere quello del confronto».

Sarà già ottobre. E ad aprile probabilmente si vota. C’è tempo per arrivare a un programma complessivo da presentare agli elettori?
«Dobbiamo trovare rapidamente dei punti di sintesi, ma senza irrigidimenti».

E come si fa? Col principio di maggioranza?
«Con la fatica della mediazione politica. Non voglio parlare di maggioranze o minoranze».

Non teme il rischio che si ripetano i fatti del ‘98, l’impossibilità di governare?
«Lo temo se, ferma restando la legittimità di ognuno a esprimere posizioni differenti, si esprimono veti sul programma politico complessivo».

Fecondazione, coppie di fatto, pillola abortiva, eutanasia. L’Italia sta tornando alla dicotomia laici (o laicisti, secondo Pera) e cattolici?
«Vedo nel nostro Paese molti “atei devoti” e preferirei vedere più cristiani laici. Mi colpisce che si discuta ancora di paura del meticciato e che l’identità cristiana debba essere difesa erigendo barriere. Ma anche settori della chiesa cattolica ne discutono: Carron, non Zapatero, ha detto che l’errore della chiesa è stato trasformare la fede in etica e in politica. Ma dobbiamo prendere atto che la religione è diventata parte a tutti gli effetti del discorso politico».

Quanto inciderà nella valutazione dei Pacs?
«Considero l’introduzione dei Pacs un passaggio importante per l’Italia nonché una soluzione saggia e concreta. Bisognerà vedere se l’Italia ritiene che sia arrivato il momento di regolare le convivenze che non accedono al matrimonio»

TAGS: pacs  |   prodi  |   unione  |  


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