Cristiano Sociali: polemiche ingiuste e ingenerose
14 settembre 2005
«Le polemiche che hanno seguito le dichiarazioni di Romano Prodi sulle coppie di fatto sono ingiuste e ingenerose». Questo il commento dei Cristiano Sociali, che hanno riunito ieri il loro esecutivo nazionale, e invitano nel documento finale ad un confronto di merito sulla proposta di legge sui Pacs già depositata in Parlamento, che non intende disconoscere il valore sociale della famiglia fondata sul matrimonio.
«Dunque per i Cristiano Sociali non si tratta di prevedere l'equiparazione delle diverse forme di convivenza alla famiglia fondata sul matrimonio, ma di introdurre nell'ordinamento norme volte a evitare discriminazioni e a garantire che nei legami affettivi di fatto siano apprestati strumenti di tutela dei diritti e di promozione delle responsabilità. D'altra parte le coppie di fatto hanno trovato un riconoscimento esplicito, largamente condiviso dal Parlamento, nell'ambito della legge sulla procreazione medicalmente assistita. E' paradossale che proprio coloro che hanno difeso con maggiore accanimento la Legge 40 nel recente referendum, proponendo l'astensione – concludono i Cristiano Sociali – esprimano adesso la più totale contrarietà a una regolamentazione che prevede riconoscimenti, regole e garanzie per le persone e per la comunità».
Tra le reazioni, alcune delle quali scomposte, scatenate dall’apertura di Romano Prodi ai Pacs (Patti di solidarietà civile), spicca quella del Sir, il servizio di informazione religiosa promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, che in una nota diffusa ieri prende una posizione ancora più dura di quella dell’Osservatore Romano, l’organo della Santa Sede che aveva già attaccato il leader dell’Unione.
In particolare, lascia interdetti un passaggio della nota diffusa dal Sir: su una istituzione giudicata essenziale come quella della famiglia «bisogna uscire una volta per tutte - si legge nel testo - dalla melassa indistinta del politicamente corretto, dei casi pietosi, dei diritti dei singoli. E' tempo di scelte: ognuno le faccia e se ne assuma la responsabilità storica».
Andrea Benedino, portavoce nazionale di Gayleft, la Consulta gay dei Ds, commenta così le dichiarazioni contenute nella nota: «La violenza verbale che emerge da questa nota dei vescovi italiani ci lascia interdetti. Come si fa a utilizzare espressioni come “melassa indistinta di casi pietosi”? Dove è finita la misericordia cristiana rispetto alla sofferenza degli ultimi? Dove l'umana pietà?».
«In tutta Europa dove sono state varate leggi simili al Pacs non è accaduta alcuna delle sciagure epocali che vanno predicando i vescovi italiani. Addirittura in Spagna sono stati proprio i vescovi a invocare il Pacs come “male minore” pur di impedire il matrimonio. Ci chiediamo – conclude Benedino – perché solo in Italia le coppie omosessuali debbano continuare a essere figlie di un Dio minore».
Anche Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, prende atto con rammarico dell'agenzia stampa della Cei in cui «vengono definiti come “melassa” e “casi pietosi” la condizione di sofferenza e di difficoltà di milioni e milioni di italiani ed italiane che vivono come conviventi». Grillini ricorda poi agli estensori della nota che «i casi pietosi in Italia superano largamente i tre milioni».
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