Riforma elettorale: per non candidare le donne basta pagare
Fassino: "Un governo che guarda alle donne con paura, pregiudizio e ostilità"
12 ottobre 2005
Sul finire del secondo giorno di scontro parlamentare sulla riforma elettorale imposta dalla Cdl, la maggioranza trova un accordo in materia di rappresentanza femminile. Si tratta di una questione di non secondaria importanza in un Paese che vede il genere femminile largamente sottorappresentato nelle istituzioni. Il compromesso last minute raggiunto dal centrodestra è ritenuto inaccettabile dall’opposizione. Il testo prevede infatti l'obbligo di candidare una donna ogni tre uomini e introduce delle ‘sanzioni’ per i partiti che non rispetteranno tale rapporto. In precedenza, invece, era prevista l'inammissibilità della lista. Se i partiti non rispetteranno il previsto rapporto tra rappresentanti uomini e donne nelle liste saranno soggetti semplicemente ad una riduzione del 10% del rimborso elettorale. Se ci saranno più violazioni, la sanzione aumenterà fino a un massimo del 50%.
Quello delle cosiddette quote rosa è tema cui l’opposizione e i Ds sono da sempre attenti ed è quindi il segretario dei Ds, Piero Fassino, a prendere la parola in Aula per sollecitare l'approvazione di alcune proposte di modifica presentate dall'Unione. «Chiediamo il sostegno del Parlamento ai nostri emendamenti sulla rappresentanza femminile in quanto il testo presentato dal governo è inaccettabile. Vorrei che avessimo presenti due dati prima di votare - ha detto Fassino - innanzi tutto che il 54% degli elettori è costituito da donne e secondo che le donne sono rappresentate in Parlamento per il 10% circa. Una democrazia che rappresenta 54 con 10 è una democrazia zoppa».
Il segretario della Quercia ha anche sottolineato che questa sottorappresentanza non riguarda solo il Parlamento ma anche altre istituzioni e in generale tutti gli incarichi di alto livello anche al di fuori delle assemblee elettive. Il centrosinistra ha quindi avanzato due proposte: una «per una composizione paritaria delle liste, e il secondo per garantire almeno un terzo delle candidature femminili. Consideriamo invece largamente inadeguata la proposta della maggioranza - ha spiegato Fassino - perchè riduce al 25% la rappresentanza e poi perchè prevede un meccanismo sanzionatorio privo di qualunque rilevanza, irrilevante e facilmente aggirabile».
«Per non candidare le donne? Basta pagare». Barbara Pollastrini, coordinatrice Donne della segreteria nazionale Ds, attacca: «Il nuovo emendamento del centrodestra è un tradimento, è una ferita della Carta costituzionale e un'offesa al buon senso. In un sol colpo si dimentica l'articolo 51 della Costituzione, si va contro la sentenza della Corte costituzionale che nel 2003 aveva dato ragione alla Val D'Aosta in materia di pari opportunità, si infrange la direttiva europea sulla rappresentanza femminile nella misura del 33%».
«Il nostro atteggiamento sulla rappresentanza femminile è chiaro e per questo chiediamo il voto palese, ha aggiunto la Pollastrini. La destra ha trovato un "accordo" sulla pelle delle donne e della democrazia. Restano i nostri emendamenti: ci rivolgiamo a tutti i parlamentari consapevoli».
Ma anche su questo fronte la maggioranza è sorda a ogni invito al dialogo. Sull'emendamento che riguarda le “quote rosa” l'aula della Camera voterà a scrutinio segreto, secondo quanto annunciato dal presidente Casini, spiegando che è stata accolta la richiesta di un
gruppo parlamentare che ha raccolto le firme per reintrodurre il voto segreto che era stato tolto dalla Margherita.
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