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Napoletano: «L’Europa in prima linea per rendere sicuro il Medio Oriente»

intervista a Pasqualina Napoletano, vice-presidente del Gruppo Pse al Parlamento europeo
di Sergio Sergi – l’Unità

3 novembre 2005

«C'è da essere preoccupati? Senza dubbio, perché il messaggio del presidente Ahmadinejab è palesemente rivolto a quelle parti del mondo islamico che sono più estremiste e che potrebbero sentirsi incoraggiate». Pasqualina Napoletano è vice presidente del Gruppo del Pse al Parlamento europeo e, da responsabile della politica estera, cura con maggiore attenzione la situazione della regione mediterranea e medio orientale. Al summit di Hampton Court, la presidenza Blair ha messo tutti d'accordo sulla condanna delle minacce di Teheran all'esistenza dello Stato di Israele e sulla riaffermazione di una soluzione del problema israelo-palestinese sulla base del «principio di due Stati che vivono uno accanto all'altro in pace e sicurezza».

Eppure, la preoccupazione è d'obbligo dopo il proclama di Ahmadinejab. Ma davvero potrebbero esserci sviluppi imprevedibili?
«Ripeto: c'è di che inquietarsi. Il messaggio del presidente iraniano si cala in un'area molto critica, già gravemente destabilizzata. A me sembra che abbia voluto farsi ascoltare dagli interlocutori più sensibili del fondamentalismo: penso a quelle espressioni che sono particolarmente attivi in Iraq, in Libano, in Siria e in Palestina. Insomma, un invito all'agire alle componenti estremiste e dedite al terrorismo».

Quali azioni, quali iniziative?
«Posso immaginare una più incisiva convinzione nel sostenere, e non soltanto dal punto di vista economico, certe formazioni del mondo palestinese che non intendono accettare la linea politica e le ultime scelte di Abu Mazen».

Abu Mazen, traditore della causa, da ostacolare ad ogni costo...
«C'è una parte del mondo islamico che giudica la posizione di Mazen come arrendevole. Invece, ora, è l'unica strada che il presidente palestinese può percorrere per conseguire la pace e il riconoscimento dei diritti del suo popolo».

Dove porta, invece, la strada di Ahmadinejab?
«Diritto all'isolamento dell'Iran. Questa politica non aiuta l'Iran, non serve al dialogo. Nella società iraniana si misurano varie sensibilità e bisogna stare attenti all'evolversi del confronto. Esiste una componente riformista che, peraltro, non ha espresso il meglio di sé. L'attuale presidenza isola il Paese e favorisce le formazioni più intransigenti. È una posizione che va condannata, anche per la sua stupidità. È un peccato perché c'erano, e ci sono, mani tese da parte dell'Europa per affrontare in modo negoziale la vicenda del nucleare».

Non tutto è perduto?
«L'Iran ha firmato il Trattato sulla non proliferazione nucleare e il protocollo aggiuntivo; si è, dunque, impegnato a non procedere nell'utilizzazione a scopi militari. Mi rendo conto che il negoziato corre lungo un filo e che la dirigenza di Teheran ha cambiato la composizione della propria delegazione. Con il negoziato, e tramite l'Aiea, bisogna imporre il non uso del nucleare ai fini militari. Ma c'è un'ipocrisia di cui sgombrare il campo...».

Ipocrisia? Di chi e su cosa?
«In quell'area ci sono Paesi detentori, da tempo, dell'arma nucleare: India, Pakistan e anche Israele. Si tratta di una questione molto, ma molto seria. Israele non ha firmato il Trattato di non proliferazione. Domando: è anche questo un problema, o no?».

E cosa andrebbe fatto per rimuovere i pericoli e, anche, l'ipocrisia?
«La comunità internazionale dovrebbe stabilire che chi possiede il nucleare possa utilizzarlo per fini non militari soltanto dopo previa autorizzazione».

L'Europa è stata in campo con l'iniziativa di Germania, Gran Bretagna e Francia. Adesso che può fare?
«La reazione dell'Ue è stata immediata e non equivoca. Il Parlamento tornerà ad occuparsi dell'Iran alla prossima sessione di Strasburgo. Bisogna darsi una mossa anche sulla vicenda palestinese. L'Europa resta un punto di riferimento obbligato e può incoraggiare la nascita di una sorta di federazione tra Giordania, Israele e Palestina in stretto rapporto con l'Ue e la Nato. La sicurezza di tutti, in quell'area, va affrontata con un'ottica multilaterale e noi, dall'Europa abbiamo un compito importante da assolvere».

TAGS: iran  |   minacce  |   israele  |  


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