Referendum costituzionale: un «no» per unire il Paese
Il fronte del «sì» è spaccato
26 maggio 2006
Il 25 e il 26 giugno 2006 i cittadini si recheranno alle urne per scegliere il futuro della nostra Carta Fondamentale. Tutto il centrosinistra unito si è mobilitato per il «no» al referendum confermativo della riforma costituzionale introdotta a colpi di maggioranza dalla destra. Accanto al comitato Salviamo la Costituzione presieduto da Oscar Luigi Scalfaro, si battono i Ds e gli altri partiti del centrosinistra, importanti parti sociali e numerosissime figure di esperti costituzionalisti.
Di contro, il fronte del «sì» non può vantare la stessa compattezza. E' di oggi la notizia dell'intenzione di due esponenti di spicco della Cdl come Follini e Tabacci di votare «no» al referendum. Positiva la reazione dei Ds alla notizia: «Apprendiamo con soddisfazione che anche i parlamentari Follini e Tabacci dell'Udc, con proprie autonome motivazioni, hanno deciso di votare «no» al referendum del 25 e 26 giugno», ha affermato in una nota il diessino Maurizio Chiocchetti, membro del Comitato Promotore.
«Concordiamo con loro - prosegue Chiocchetti – quando affermano che la consultazione referendaria non può essere considerata come il girone di ritorno della partita elettorale. Al contrario con il referendum i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi sulla modifica di oltre 50 articoli della Costituzione che trasformano le regole del vivere associato, tolgono importanti poteri al Presidente della Repubblica, tolgono potere ai cittadini e al Parlamento per darli al Primo Ministro».
«Le modifiche costituzionali volute dalla destra – conclude la nota - introducono inoltre forti disuguaglianze nella fruizione di diritti fondamentali, mettendo a rischio la stessa unità del Paese»
Scalfaro: il vero garante dello Stato è il cittadino
«Se il 25 giugno dovessero vincere i sì al referendum abrogativo che porterà alla modifica della nostra Carta Costituzionale, non perderà solo la maggioranza attuale, ma anche il popolo italiano». Con queste parole il presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha aperto il seminario “La Costituzione italiana e i processi di cambiamento in corso” nell'aula magna dell'istituto tecnico industriale statale Enrico Fermi a Roma.
«L'errore - ha continuato Scalfaro - è che si fa battaglia politica sulla Costituzione e invece, l'unico obiettivo, dovrebbe essere il bene dei cittadini». L’ex presidente della Repubblica ha anche sottolineato che se la modifica del centrodestra dovesse attuarsi, «si avrebbe come risultato l'annientamento della figura del Capo dello Stato e la mortificazione del Parlamento».
A conclusione del seminario, Scalfaro ha salutato gli studenti con un appello: «Il vero garante dello Stato è il cittadino e per questo bisogna andare a votare e difendere la Costituzione».
Acli: no ad una riforma viziata dai giochi del centrodestra
Anche il mondo delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) prende ufficialmente posizione in vista del referendum del 25 e 26 giugno prossimi, invitando i propri iscritti e tutti i cittadini ad andare a votare «no». In un documento approvato dalla Direzione nazionale dell’associazione, in cui si possono reperire in maniera dettagliata le ragioni di questa scelta, si esortano tutte le proprie associazioni provinciali e regionali ad aderire e sostenere le strutture dei Comitati per il «no» al referendum.
«La contrarietà alla legge di riforma costituzionale sottoposta a referendum confermativo riguarda anzitutto - spiega una nota delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani - il metodo della sua approvazione, nello scorso novembre, con soli 9 voti in più della maggioranza richiesta nell'ultima lettura e con il solo sostegno della coalizione di governo».
«Mai come nella materia costituzionale - si legge nel documento - il metodo si fa sostanza. Le riforme della Carta Costituzionale non dovevano, non devono e non dovranno mai essere affidate alla sola maggioranza di governo, occorrendo invece una maggioranza qualificata e trasversale».
Quanto ai giudizi di merito, le Acli contestano il carattere «evidentemente contraddittorio» di una riforma «viziata complessivamente da una logica di scambio avvenuto attraverso la sommatoria eterogenea delle varie posizioni in materia costituzionale presenti nei partiti che componevano la maggioranza di centro destra».
«Preoccupazione e sconcerto», viene espressa dalle Acli, soprattutto per alcuni elementi specifici della riforma. Si parla di «dispotismo del Primo ministro» con riferimento alla possibilità concessa al Premier di sciogliere la Camera che abbia espresso un voto di sfiducia nei suoi confronti. Con «l'effetto – spiega più dettagliatamente il documento - dirompente che è sostanzialmente la Camera che si regge sulla fiducia del Primo Ministro e non il contrario». Sotto accusa anche il «federalismo di facciata» propugnato dalla modifica della Cdl, funzionale a introdurre surrettiziamente nella Costituzione «il retropensiero secessionista di alcune forze politiche».
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