Annan arriva a Beirut
D'Alema: «L'Italia impegnata in Libano deve poter trattare con Teheran»
28 agosto 2006
«E' un periodo critico» per il Libano. Queste le prime parole pronunciate dal segretario generale dell'Onu Kofi Annan appena atterrato all’aeroporto di Beirut, prima tappa di un viaggio diplomatico in Medio Oriente. «Credo che sia importante la mia presenza qui oggi, a pochi giorni dalla fine della guerra. Sono venuto per discutere con le autorità libanesi delle misure che devono essere prese per implementare la risoluzione 1701 delle nazioni Unite e per sottolineare la solidarietà della comunità internazionale». Ad accoglierlo c'era il ministro degli Esteri libanese Fawzi Salloukh.
In Libano Annan incontrerà il premier libanese Fouad Siniora, il presidente del parlamento, Nabih Berri, il ministro della Difesa, Elias Murr e il comandante dell'esercito Michel Sleiman. Non vedrà invece il presidente Emile Lahoud, la regolarità della cui elezione è stata messa in dubbio dall'Onu che ha accusato la Siria di aver fatto pressioni in materia.
Tema degli incontri sarà il dispiegamento dell'esercito libanese nel sud del paese e la sua interazione con la forza multinazionale dell'Onu sul terreno. A Beirut Annan riferirà anche alle autorità libanesi della riunione dell'Unione europea tenutasi venerdì scorso a Bruxelles nel corso della quale i Venticinque si sono impegnati a contribuire alla missione rafforzata Unifil dell'Onu in Libano prevista dalla risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza.
Dopo il Libano farà tappa anche in Israele, nei Territori palestinesi, in Siria e infine in Iran. Secondo il quotidiano egiziano Al-Ahram Annan andrà anche al Cairo per dei colloqui con il presidente Hosni Mubarak.
In Italia intanto sono stati ultimati i preparativi per avviare la missione. Da Taranto hanno già mollato gli ormeggi, la portaerei Garibaldi e la corvetta Fenice. Due unità della Marina Militare, appartenenti al Comando forze da pattugliamento di Augusta, che faranno parte del dispositivo navale che molto probabilmente domani partirà per missione in Libano. Sono invece ancora in porto, a Brindisi, le navi da sbarco San Giusto e San Giorgio, che devono imbarcare uomini e mezzi del Reggimento San Marco e degli altri reparti che costituiranno il primo contingente di terra della missione italiana. E' probabile che anche queste due unità salpino in giornata, per ricongiungersi al largo con la portaerei Garibaldi, la corvetta Fenice e la nave San Marco, quest'ultima proveniente da Venezia con una compagnia di Lagunari. In totale, la 'early entry force', è quindi composta da un primo gruppo navale di cinque unità con a bordo circa 2.500 militari. Oltre ai militari le unità navali trasporteranno mezzi e aerei.
Nel pomeriggio di oggi il governo varerà il decreto legge che consentirà la partecipazione italiana al contingente Unifil in Libano. Alle 17 si riunirà, infatti, il Consiglio dei ministri che sulla base delle risoluzioni Onu e delle decisioni assunte dall'Unione europea nel vertice straordinario di venerdì scorso, adotterà un decreto per dare il via libera alla missione. Successivamente il varo del decreto il governo potrebbe svolgere una informativa in Parlamento sulla missione in Libano. In questo caso la relazione potrebbe tenersi davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, in attesa che venga avviato l'iter parlamentare per la conversione in legge del provvedimento.
La missione in Libano «è una responsabilità che l'Italia si deve assumere, non un prezzo che deve pagare». Lo dice a Napoli a margine della visita al museo di arte moderna e contemporanea “Madre” il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sottolineando che l'augurio per la riuscita della missione «è implicito nel consento molto largo che si è registrato intorno a questa, con il contributo di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione. Lo avevo auspicato sin dall'inizio - sottolinea - anzi lo avevo previsto e ci siamo. Prevedo che il decreto che firmerò questa sera non appena sarà approvato dal consiglio dei ministri avrà una convergenza molto ampia in parlamento. Questo è essenziale anche per dare sostegno ai nostri militari».
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