Finocchiaro: «Non esiste divisione tra chi vuole rigore e chi equità sociale»
Intervista di Ninni Andriolo, da "L'Unità"
5 settembre 2006
Il governo non cadrà sulla Finanziaria. La Cdl non si illuda, avverte Anna Finocchiaro, l’Unione alla fine si unirà intorno a una proposta comune. A questo servirà il confronto serrato tra governo e gruppi parlamentari avviato ieri a Palazzo Chigi.
«Secondo il centrodestra saremmo dovuti già cadere sulla bioetica e sulla politica estera - ricorda la presidente dei senatori dell’Ulivo - Io credo che saremo perfettamente in grado di superare anche la sfida della Finanziaria».
Per Rifondazione e Pdci le posizioni sono ancora distanti nella maggioranza...
«Certe dichiarazioni mi sembrano ispirate dall’esercizio del principio di precauzione. Si fondano più su polemiche rappresentate sui giornali che sul confronto reale sui contenuti. Di contenuti, voglio rimarcarlo, ieri non si è parlato».
Di cosa avete discusso allora?
«Di metodo da mettere in campo per far marciare il confronto. Il tema del contendere, se spalmare o no su due anni il livello della manovra, ieri non è stato affrontato. Tutti - io, Franceschini e gli altri colleghi dell’Unione - abbiamo sottolineato in maniera univoca che questa Finanziaria va costruita insieme dal governo e dai gruppi di Camera e Senato».
I parlamentari dell’Unione non vogliono più votare in stato d’emergenza provvedimenti a scatola chiusa, in sostanza?
«Ieri il tema è stato introdotto dal presidente Prodi e io ho molto apprezzato le sue parole. C’è la consapevolezza piena del governo che non è possibile applicare alla Finanziaria un metodo che limiti la partecipazione e la capacità d’interlocuzione dei gruppi parlamentari. Abbiamo già fissato un calendario d’incontri tra il capo del governo, il ministro dell’economia, altri membri dell’esecutivo e i parlamentari dell’Ulivo. Ma auspico che questa interlocuzione coinvolga tutti i gruppi della maggioranza».
Come farete a evitare la pioggia di emendamenti che molti prevedono?
«Sono dell’opinione che quanto più si discuterà prima, quanto meno avremo, dopo, la fioritura degli emendamenti. Un dibattito approfondito nella maggioranza, che accompagni l’iter della legge, consentirà di mettere a fuoco i nodi politici e di affrontarli passo dopo passo».
Quali dovranno essere le priorità della Finanziaria?
«La Finanziaria dovrà tradurre l’impianto programmatico con il quale abbiamo vinto le elezioni. Alcune questioni strategiche vanno affrontate subito. A cominciare dal Mezzogiorno che è il luogo dal quale far ripartire l’Italia, non un capitolo aggiuntivo del progetto dell’Unione. Non a caso la prima parte del programma del centrosinistra si apre con un’analisi e una proposta che riguarda il Sud. Questa impostazione non potrà essere smarrita in Finanziaria. La seconda parola d’ordine, poi, dev’essere più equità e più sviluppo. Ed è qui che bisogna dimostrare le capacità innovative e riformiste del governo. Nella Finanziaria, poi, debbono trovare risposta altri temi strategici come la ricerca, l’innovazione e la formazione».
Unione divisa tra fans dell’equità e fans del rigore, a proposito della polemica sui tagli alla spesa pubblica?
«È una rappresentazione falsa e inappropriata della partita politica che si sta giocando. Qui va fugato un equivoco. Non è detto, infatti, che più equità significhi più spesa pubblica e non, invece, modernizzazione degli strumenti della spesa».
La sinistra radicale paventa tagli a pensioni, sanità, servizi sociali...
«Il dibattito non va collegato ai tagli, ma alla capacità riformatrice che deve mostrare il governo per far prevalere complessivamente una moderna equità nel Paese. Dobbiamo stare molto attenti a distinguere tra spesa sociale e spesa pubblica. La spesa può essere riorganizzata rispetto ad un progetto di riforma piuttosto che rappresentare esclusivamente il finanziamento di ciò che esiste nelle forme con cui esiste, a volte condite da inefficienze».
Sulle pensioni, però, Prc e Pdci denunciano che non si sta rispettando il programma dell’Unione...
«Una proposta compiuta sulle pensioni ancora non l’abbiamo. Definiamola e confrontiamoci, non apriamo l’ombrello prima che piova».
Non crede che sia tuttora all’ordine del giorno il tema dell’allargamento della maggioranza che ha tenuto banco all’inizio dell’estate?
«Il quadro politico è in movimento. Non condurrà in tempi brevi a nessun allargamento della maggioranza, ma potrà determinare una corresponsabilità su scelte strategiche per il Paese di singole personalità o soggetti politici dell’opposizione che ritengono possibile una interlocuzione intorno alla qualità delle scelte che si compiono. Penso, tra l’altro, che questo sia abbastanza fisiologico in un sistema bipolare maturo. In politica estera, per esempio, di fronte a una vicenda impegnativa come quella della missione in Libano, la capacità di trovare un punto intorno al quale ragionare insieme si è già prodotta. Le questioni del risanamento dei conti, dell’aderenza alle prescrizioni della Ue e dell’approfittare di una condizione favorevole di ripresa dell’economia, sono così strategiche che si possono trovare punti d’intesa fondamentali per l’avvenire del Paese».
TAGS:
finanziaria |
legge |
2007 |