Via libera delle federazioni Ds al Partito Democratico
11 ottobre 2006
«Non si può costruire il nuovo soggetto politico su due debolezze, nè si può contrapporre la partecipazione ai partiti». Con questa convinzione e all'insegna «di un superamento o di una forte attenuazione del dilemma partito-societa a favore delle forme organizzate della politica», per dirla con le parole del responsabile organizzativo, Andrea Orlando, l'assemblea dei segretari di federazione e regionali dei Ds ha dato via libera al percorso segnato a Orvieto per la costruzione del partito democratico e si prepa ad affrontare il cammino verso il congresso nazionale di primavera che ne dovrà sancire la nascita.
La riunione ha registrato la partecipazione di oltre cento segretari di federazione e di venti responsabili regionali e si è conclusa con l'intervento del segretario nazionale Piero Fassino. Ad illustrare i punti salienti del dibattito sono stati il coordinatore Maurizio Migliavacca, il responsabile organizzazione del partito Andrea Orlando e il presidente delle federazioni delle aree metropolitane nonché segretario dell'Emilia Romagna Roberto Montanari.
Nel sottolineare come il seminario di Orvieto sul Pd promosso da Romano Prodi ha di fatto segnato un «cambio di passo» nella prospettiva del nuovo soggetto politico, Andrea Orlando ha tenuto a precisare che non c'è «nessun dualismo, nessuna contrapposizione tra partiti e società».
«La domanda di partecipazione – ha, anzi, spiegato il responsabile organizzazione - è un patrimonio comune ed i vecchi partiti, in primo luogo Ds e Margherita, di fatto sono lo strumento più efficace per la costruzione del nuovo partito come anche sono il luogo più adatto per studiare e sperimentare nuove forme di militanza». Per questo, il progetto del nuovo soggetto politico, ha bisogno ora più che mai di «un rafforzamento del partito, dei Ds. Il buon tesseramento del 2007 deve esserne un pilastro».
In altre parole «non si può costruire il nuovo partito sull'indebolimento dei Ds – ha precisato maggiormente Orlando - che vanno, in questa fase, rafforzati per mettere in campo progetti più ambiziosi». Non a caso sono già fissate per domenica prossima, in occasione dell'anniversario delle primarie dello scorso anno, iniziative, aperte ed unitarie, in tutto il paese.
Sullo stesso tenore le considerazioni di Roberto Montanari, secondo il quale «il Pd non dovrà essere un partito monolite». Tre, infatti, dovranno essere i punti chiavi del nuovo soggetto politico: il Pd dovrà essere riformista, popolare «non solo fatto dai partiti Ds e Dl ma anche repubblicani e socialisti e deve essere allargato a tutto ciò che c'è di dinamico nella società, dai movimenti alle associazioni» ed infine democratico «un partito vero, radicato, fatto di iscritti e partecipato...l'opposto di un partito plebiscitario, quello fatto da un capo che chiama gli iscritti a ratificare decisioni già prese».
«E' in questa logica – ha sottolineato il presidente delle federazioni delle aree metropolitane - che si possono trovare nuove forme di militanza che abbiano anche la caratteristica della flessibilità. Anche perché – ha concluso - se prima ad una missione politica si dava la vita, oggi, è giusto anche dare la possibilità di militare a persone che vogliono dedicare alla politica cinque minuti al giorno. E solo con un partito nuovo ci potrà essere una nuova partecipazione».
«Rimettere in moto un paese fermo da cinque anni», l'obiettivo della prossima finanziaria, è invece il senso della missione che i Ds si impegnano a diffondere nel Paese parlando della manovra economica. Nel corso del suo intervento, il leader dei Ds Piero Fassino, ha messo l'accento sul deficit di comunicazione che ha caratterizzato la presentazione della Finanziaria, «il cui impianto - ha ribadito - è all'altezza del compito che ci si è prefissati».
«Se c'è un limite su come la Finanziaria è stata proposta - ha detto il segretario della Quercia - è stato quello di aver archiviato troppo presto l'eredità di Berlusconi. Ciò ha fatto sì che l'opinione pubblica non abbia capito l'importanza della manovra e la destra abbia avviato una campagna di propaganda che ci dipinge come il partito delle tasse».
Ora, l'unico rimedio consiste nel mantenere «la bussola» sul carattere innovativo della manovra, sottolineando «il peso dell'eredità ricevuta dal centrodestra e cercando di gestire la Finanziaria non solo in Parlamento ma anche nel Paese».
Della stessa opinione è apparso il coordinatore della segreteria Ds, Maurizio Migliavacca che però, ha posto la sua attenzione sull'impianto tecnico della manovra. «La discussione parlamentare è e sarà - ha esordito il diessino – un’opportunità perchè nell'ambito dell'impianto generale da rispettare si possano portare aggiustamenti alla manovra economica».
Tra le piccole modifiche che si potrebbero fare, il coordinatore di segreteria ne ha indicate due: la prima, quella di fatto già realizzata, prevede meno tagli e quindi più risorse agli enti locali per metterli in grado di investire e sviluppare i servizi sociali, dovrebbe inotrè prestare una maggiore «attenzione nei confronti delle piccole e medie imprese» escludendole dai provvedimenti che interessano il tfr (trattamento di fine rapporto).
«Il secondo passo – ha continuato Migliavacca - sono le riforme strutturali che riguarderanno la pubblica amministrazione e il sistema previdenziale. E per queste va ricercato un largo confronto in grado di costruire il consenso nel Paese».
E proprio da qui, scaturisce la necessità di lanciare forte il messaggio della «missione»: la Finanziaria deve essere vissuta come il primo passo per un rilancio economico del Paese.
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