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Liberalizziamo la politica


29 novembre 2006

Caro Prodi, caro Fassino, caro Rutelli,
siamo un gruppo di 30-40enni dal background molto variegato, dall’università al mondo delle imprese private, dalla pubblica amministrazione alla politica come professione. Molti di noi si riconoscono nei DS, altri nella Margherita, altri ancora nelL’Ulivo. Come voi siamo convinti che il PD può essere lo strumento decisivo per liberare energie e restituire futuro al paese. Per noi, quindi, non è in discussione se fare il PD, ma “come” farlo.

Vi scriviamo perché siamo molto preoccupati per l’andamento dei lavori di costruzione del PD. L’iniziativa che abbiamo finora messo in campo non ci sembra all’altezza delle sfide di fronte all’Italia, un paese in gravi difficoltà. Ci pare che prevalgano verticismi. Tutto il dibattito ruota intorno alla necessità –fondamentale- di non perdere per strada pezzi importanti di quello che c’è. Vi è meno attenzione a gettare ponti con la società, con le formidabili risorse intellettuali e morali pronte a partecipare alla fondazione di un partito nuovo, catalizzatore di innovazione nel sistema politico italiano. Si parla molto di unità, ma troppo poco di innovazione culturale e politica.

Vi diciamo con franchezza che non abbiamo compreso la scelta di far calare dall’alto il comitato di redazione per il Manifesto per il PD, la redazione della Rivista per il PD e il coordinamento delle scuole di formazione politica del PD. Le personalità coinvolte sono ottime, non è questo il punto. Ma quali criteri di selezione sono stati applicati? Si è data l’impressione di una politica autoreferenziale. Non comprendiamo perché non si possono definire da subito canali di partecipazione dal basso. Ancora, perché non attivare le straordinarie potenzialità offerte dalle tecnologie della comunicazione e dell’informazione per mobilitare le enormi disponibilità di partecipazione, soprattutto delle generazioni più giovani? Vi segnaliamo che non riusciamo ad appassionarci –eppure abbiamo grande passione politica e civile- al chiacchiericcio assordante su transizioni federative, tempistiche congressuali, mozioni di segmenti di maggioranze.

Dovremmo parlare di cose da fare: il rinvigorimento della democrazia nel secolo dell’interdipendenza; lo sviluppo sostenibile; la lotta alla povertà nei paesi in via di sviluppo; il rilancio dell’integrazione politica dell’Europa; l’estensione dei diritti civili; la reinvenzione della civiltà dei lavori nel mondo globale; le sfide della transizione demografica in corso; il rilievo politico del cittadino-consumatore; la costruzione di una nuova etica pubblica; l’affermazione della laicità dello Stato in relazione alla dimensione pubblica del sentimento religioso; il completamento delle riforme istituzionali e il cambiamento della legge elettorale in senso maggioritario, con l'obiettivo di consolidare il bipolarismo; la rinascita del Mezzogiorno e la lotta alla criminalità organizzata, le riforme strutturali. Ma soprattutto, andrebbe perseguito l’impegno a liberalizzare la politica, ad introdurre principi di merito e responsabilità per la selezione delle classi dirigenti.

In sintesi, vi segnaliamo il rischio di naufragio sostanziale, dietro il (probabile) successo formale del progetto avviato. Di fronte a tale rischio, non vogliamo stare a guardare. Ci interessa il futuro dei nostri figli e del nostro paese. E’ troppo importante la posta in gioco. L’Italia è ad un bivio: ha la potenzialità per farcela. Ma serve, innanzitutto, il rinnovamento e la riqualificazione della politica per battere i mille corporativismi abbarbicati alle loro piccole e grandi rendite di posizione. Il difficile iter di approvazione del disegno di Legge Finanziaria l’ha dimostrato ancora una volta: una politica senza autonomia culturale, senza un progetto forte e radicamento diffuso nella società soccombe alla pressione degli interessi particolari.

Per contribuire a scongiurare i rischi di naufragio, vi sottoponiamo una proposta concreta: apriamo le unità di base dei DS e della Margherita e coinvolgiamo coloro che credono nell’Ulivo, per la scrittura dal basso del Manifesto per il PD. Fate diventare le unità di base i luoghi di incontro delle mille esperienze costituitesi in questi anni sul territorio. Costruiamo insieme anche sezioni virtuali nelle quali raccogliere le idee e le passioni di quanti non possono, per tante ragioni, assicurare una presenza reale continuativa.

Capiamo bene le difficoltà: i partiti sono soggetti democratici e non si possono bypassare le scelte congressuali. E’ giusto. Ma proprio per questo, si avvii alla fase di mobilitazione per la scrittura del Manifesto per il PD subito dopo la conclusione, speriamo positiva, dei congressi dei DS e della Margherita.

Noi comunque ci daremo da fare per costruire, insieme, sedi stabili, reali e virtuali, di discussione ed elaborazione politica e programmatica.

Vi salutiamo confidando nel vostro aiuto, sicuri che, come noi, anche voi volete realizzare un partito che “faccia storia”, che sia capace di portare il paese fuori dalla secche in cui si trova. Siamo sicuri che lavorando insieme il PD ce la farà e, soprattutto, “l’Italia ce la farà”.

TAGS: orvieto  |   pd  |  


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