4° Congresso Nazionale dei Democratici di Sinistra - Firenze, 19/21 aprile 2007
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Un partito aperto che dia voce ai cittadini
Commento di Maurizio Migliavacca, da "L'Unità"

La recente crisi del Governo Prodi ha riproposto questioni di fondo: un’irrisolta transizione italiana può sfociare in una crisi di sistema.

Dagli inizi degli anni ‘90 permane ancora una democrazia incerta e debole e un’antipolitica diffusa, per l’incapacità di dare governabilità e risposte di lungo periodo ai bisogni storici dell’Italia e per la frammentazione della rappresentanza, una situazione acuita ulteriormente dalla riforma elettorale del governo di centrodestra.

Il problema non è esclusivamente italiano. In tutti i Paesi avanzati la democrazia è in difficoltà, sottoposta alla tensione di un’economia globalizzata che provoca la crisi della politica e dei partiti che si sono formati nella dimensione degli Stati nazionali.

Tumultuosi cambiamenti concentrano la ricchezza nella parte alta della piramide sociale, generano una percezione di precarietà del presente e di incertezza sul futuro che alimenta il malessere di strati popolari e intermedi favorendo il populismo.

Basti pensare alla rivoluzione tecnologica ed economica che fa venire meno il radicamento nazionale di molte imprese e che rende impotente la sovranità dello Stato nazionale sui fallimenti del mercato.

Oppure alla crescita della popolazione mondiale, ai cambiamenti climatici e alle migrazioni.

È evidente che affrontare questi problemi richiede un cambio degli orizzonti della politica che sia capace di rappresentare gli interessi globali dei cittadini assumendo come essenziale l’obiettivo di istituzioni e di forme rafforzate di cooperazione internazionale.

Questo cambio di passo è più urgente in Italia dove alla debolezza generale della politica si aggiungono fattori specifici: un’evoluzione in senso bipolare a cui non ha corrisposto né una riforma istituzionale né una riorganizzazione coerente dei soggetti politici, una asfittica concorrenza del mercato interno, una parcellizzazione di molti interessi sociali.

Nasce da qui l’esigenza di una rigenerazione della democrazia italiana. Oggi una politica che voglia fare riforme deve riformare se stessa per rendere credibili i propri intenti. La riforma elettorale è tornata prepotentemente alla ribalta in questi giorni. Il punto è che la scelta del governo, da parte degli elettori, esprime la forma più efficace per garantire la governabilità e la realizzabilità dei programmi.

Naturalmente il bipolarismo per corrispondere a queste aspettative ha bisogno di soggettività politiche forti.

Viceversa la frammentazione produce quella autoreferenzialità della politica che, come rovescio della stessa medaglia, finisce per essere succube degli interessi particolari.

Il qui ed ora del Partito democratico s'inserisce in questo contesto, ha questa missione, rispondere alla necessità del Paese di affermare una democrazia economica, ispirata alla trasparenza dei mercati, alla tutela dei consumatori, alla valorizzazione del lavoro e una democrazia sociale che, con l'espansione dei diritti di cittadinanza, consenta ai singoli individui di seguire il proprio progetto di vita e di contrastare l'esclusione e la povertà.

Ma è anche una opportunità per riformare la politica.

Non un altro Partito ma un Partito nuovo che esprima una leadership forte, contendibile con regole certe per le primarie e per i limiti di mandato. Un partito non personale che incardini la leadership in un circuito democratico di discussione, decisone, verifica. Un partito plurale che garantisca attraverso fondazioni e associazioni il pluralismo culturale e politico. Un partito costituito su base federalista e quindi con una molteplicità di forme organizzative necessarie per aderire alle differenze territoriali e ai modi diversi della società di articolarsi e di relazionarsi con la politica.

Insomma il partito nuovo ha bisogno di radici che restituiscano autonomia e forza alla politica rispetto ai poteri di fatto. Il che significa saper intercettare anche le modalità nuove mediante le quali la partecipazione si manifesta.

Chi oggi s’impegna e si mette in gioco reclama riconoscimento, vuol sapere come incide nelle scelte, quale contributo può dare nel definire una azione comune.

Se condividiamo questo assunto ne consegue l’esigenza di costruire un partito aperto, espressione di una cittadinanza attiva, rivedendo le forme e i modi che attualmente contraddistinguono la vita dei partiti.

Un partito riformista e di governo a vocazione maggioritaria ha bisogno di partecipazione.

Solo cinque anni fa eravamo rappresentati come una forza marginale e in estinzione. In questi anni i Democratici di sinistra sono stati fondamentali per i successi elettorali dell’Ulivo e del centrosinistra affermando una centralità politica.

Questo è un dato inoppugnabile, Se non vogliamo rifluire su sponde isolate rispetto al corso degli avvenimenti politici dobbiamo, oggi, impegnare la nostra forza in progetto più grande. Non, quindi, una rinuncia ma una sfida per dare un futuro alla sinistra italiana e al Paese.

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