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Mussi: a Firenze un unico intervento e poi l’addio
A poche ore dall’inizio del IV Congresso dei Democratici di Sinistra, la sinistra del partito conferma la linea tracciata nella riunione svoltasi a Roma il 16 aprile: si va al Congresso, ma solo per spiegare le ragioni del nostro no al Partito democratico.
Dopo una difficile riunione svoltasi ieri sera proprio nella città toscana scelta per l’assise, e durata ben quattro ore, infatti, i 250 delegati della sinistra Ds hanno deciso all'unanimità di abbandonare il partito della Quercia nella seconda giornata di lavori dell’assise, venerdì, dopo che il leader della loro mozione, “A sinistra per il socialismo”, Fabio Mussi farà il proprio intervento. «A Firenze – aveva, infatti, annunciato il ministro dell’Università e Ricerca da Roma - parlerò solo io e spiegherò pacatamente le ragioni per cui non posso condividere il percorso verso il Partito democratico e quello che cercherò di fare per unire la sinistra». Confermata ieri, anche, la decisione di non partecipare alle Commissioni congressuali, e di non entrare negli organismi dirigenti.
Una linea netta e che non accetta compromessi, un difficile addio che però non si può evitare. «Venerdì – ha, infatti, osservato ieri sera nel corso dell’assemblea congressuale, Fabio Mussi - sarà l'intervento più difficile della mia vita. Con Fassino, D'Alema e altri c'è sempre stata un'amicizia al di sopra dei dissapori, io farò di tutto perché questo rapporto rimanga anche dopo».
A portare alla rottura, non una scelta improvvisa ma dei dubbi coltivati già da diversi anni, e più precisamente «nel 2001 al Congresso di Pesaro, dove intravidi – ha raccontato il leader della sinistra - una china verso un approdo sbagliato. Pure nel 2000 – ha aggiunto - rinviammo al mittente l'invito di Parisi di scioglierci e la linea era di una grande sinistra e un grande Ulivo... ora l'Ulivo è più piccolo e la sinistra sparisce».
In sostanza, il congresso della sinistra Ds si chiuderà già nella mattinata del venerdì, quando dopo l’intervento di Mussi, ogni delegato sarà libero di decidere se lasciare l’assise o restare da puro osservatore. «Non mi aspetto novità dal discorso di Fassino – ha però già confermato Mussi - . Più che altro aspetto me stesso domani l'altro».
«Niente corteo – ha aggiunto, inoltre, il leader della seconda mozione facendo capire che la sinistra eviterà toni plateali - . Noi scendiamo qui, se come dicono Fassino e Rutelli l'Italia ha bisogno del Partito democratico, serve anche – ha aggiunto - una forza di sinistra di ispirazione socialista perché se Bersani dice che la sinistra esiste in natura, va rappresentata politicamente non è un bagaglio che si porta dietro».
E riguardo all’eventualità che la sua adesione rappresenti una scissione, è apparso categorico: «Quando una casa non c'é più, si chiude una porta».
L’addio ufficiale avverrà, invece, solo qualche settimana dopo, il 5 maggio, quando con una manifestazione pubblica a Roma l'ex correntone lancerà il nuovo Movimento per la Sinistra e darà vita ai gruppi parlamentari autonomi. «Da quel momento – ha spiegato Mussi - la sinistra Ds si impegnerà in un momento politico autonomo che ha come obiettivo la costituzione della sinistra italiana in un progetto alternativo al Partito democratico».
«Lì – ha continuato - daremo più corpo e più contenuto al percorso da compiere. Io mi rivolgo – ha, infine, concluso - a tutti i compagni e alle compagnie dei Ds e alle persone di sinistra perché si apra subito un dialogo per una sinistra unita».
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