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Chiusi i lavori del 4° Congresso. Si va verso il Pd


23 aprile 2007

Un sogno iniziato 12 anni fa, che oggi, sembra ormai realtà. Ds e Margherita hanno celebrato il loro ultimo congresso, il IV per il partito della Quercia solo il secondo per quello guidato da Francesco Rutelli. Due storie diverse un unico futuro: il Partito democratico. «Ora – ha commentato ieri il leader diessino, Piero Fassino - costruiremo una casa più bella e accogliente».

I Ds hanno celebrato il loro ultimo congresso a Firenze. Il percorso delineato da Piero Fassino è dunque giunto alla conclusione con successo. La tre giorni di Firenze ha celebrato l'ultimo rito secondo la tradizione, con gli interventi di tutti di dirigenti, degli ospiti internazionali, degli esterni, della base. La giornata più appassionante è stata indubbiamente quella di venerdì: l'addio di Mussi, se pure annunciato ha toccato l'assemblea congressuale, poi l'ovazione per Veltroni e Prodi che ha lanciato ufficialmente la successione, ed infine l'entusiasmo che D'Alema ha suscitato anche stavolta quando ha parlato davanti al partito. Ma la giornata di venerdì è stata anche quella che ha dato il segno della sfida che si è aperta, quella del come si farà il Pd e soprattutto di chi lo guiderà, dopo Prodi.

I tre giorni al Mandela Forum di Firenze sono serviti però, anche, a rivendicare l'orgoglio della tradizione socialista, le bandiere non vengono ammainate, ma servono anzi per scaldare i militanti, servono soprattutto per preparare zaino e attrezzatura da portarsi dietro. La direzione del viaggio, ormai, è chiara: si va verso l'Assemblea costituente di ottobre eletta con le primarie con la poderosa struttura di un grande partito.

Chiudendo la sua relazione Fassino non è riuscito a trattenere qualche lacrima, per la tensione, per l'emozione suscitata dal significato di questo passo compiuto. «Non c'è soltanto sintonia fra i nostri due partiti ma anche la comune volontà di parlare a una moltitudine di uomini e donne del nostro paese ancora più grande, ancora più larga – dirà, infatti, il giorno dopo il leader della Quercia, Piero Fassino lasciando l’assise dei Dl - . Come ho sempre detto l'unità tra Ds e Margherita è importante – aggiungerà - , ma noi non vogliamo solo sommare i nostri due elettorati, ma parlare a una platea molto più larga che vuole un partito progressista, riformista e capace di far vivere nel nostro Paese quegli ideali di giustizia, libertà e progresso che consentono a ciascuno di avere una vita migliore».

Ma già dal primo giorno del proprio congresso, Fassino assicura che il Pd, «una necessità per l'Italia, non sarà moderato o centrista, ma progressista, riformista e riformatore». E anche Bersani, applauditissimo, guarda avanti e punta ad allargare: «La fase costituente – ripeterà più volte ai delegati - è organizzare un pensiero politico, mescolando sangue, tra chi partecipa già e chi vi parteciperà». Il tema di allargare ad altri soggetti domina tutti gli interventi. La parola d'ordine è una: non sarà una fusione fredda tra Ds e Margherita.

In sordina, nel dibattito, però si inserisce anche il tema della collocazione internazionale della nuova forza riformista. Tutti puntano a superare le polemiche. E se il sindaco di Roma punta sull'internazionale dei democratici e dei socialisti, premier e vicepremier sono sicuri: è il Pse che ha bisogno del Partito democratico, perchè da solo, a Strasburgo, il Pse non ce la fa ad essere maggioranza.

E la necessità di allargare il campo alle forze riformiste di tradizione non socialista domina gli interventi di tanti. Anche Giuliano Amato è chiaro: «Da vecchio socialista dico sì al Pd perchè dico sì al futuro. Usciamo di casa per costruirne altre». E così Anna Finocchiaro, vera protagonista dell’assise toscana, applaudita ed acclamata dall’intera platea. «Noi, da soli – avverte - , non bastiamo più».

«Siamo un partito in piedi, in campo, chiamato a giocare un ruolo cruciale in questa sfida. E' fondamentale portare nel Pd tutti i nostri valori e mettere in campo tutta la nostra forza - concluderà infine il segretario nazionale - . State con me, al mio fianco – dirà infine a tutto il gruppo dirigente della Quercia - perchè la nostra storia non finisce qui, ne costruiamo una più grande».

A sancire l’effettiva unione tra Ds e Margherita, però non saranno solo le parole, ma un Dispositivo politico conclusivo che apre la strada ai passaggi formali per la nascita del Partito democratico e che tra sabato e domenica entrambe le assisi approvano.

«I Ds – si legge nel primo punto del documento accolto a Firenze - approvano la relazione del segretario e si impegnano a dare vita al Partito Democratico come partito nuovo e unitario, capace di coinvolgere le espressioni migliori delle culture democratiche e riformiste, fondato sulla partecipazione e sulla adesione personale e diretta dei cittadini».

«I Ds – continua il dispositivo nel secondo punto - assumono il Manifesto come orizzonte ideale e punto di riferimento in relazione a contenuti politici, culturali e programmatici che dovranno ispirare l'iniziativa del Partito Democratico nella sua fase costituente. Il testo definitivo del manifesto sarà approvato dall'Assemblea Costituente eletta a conclusione di un ampio e approfondito
confronto nella società italiana».

«Entro l'ottobre 2007 – cita, ancora il terzo punto - dovrà essere eletta l'Assemblea Costituente del Partito Democratico».

«E' conferito agli organi dirigenti dei Ds e Dl – si legge nel quarto punto - il mandato di definire le procedure della fase di transizione tra i soggetti promotori del Partito Democratico e tutte le forze ad esso partecipanti, nonchè le modalità di attuazione degli adempimenti connessi alla fase costituente, ivi compresi i rapporti giuridici, organizzativi e finanziari del Partito Democratico».

«Fino all'elezione dell'Assemblea Costituente – recita ancora il quinto punto – tutte le attività connesse alla costruzione del Partito Democratico saranno affidate ad un Comitato di coordinamento composto da esponenti Ds, Dl e personalità non aderenti ai partiti promotori».
Sesto ed ultimo punto: «All'atto della nascita del Partito Democratico verrà conclusa l'autonoma attività politica dei Ds».

Soddisfazione per il cammino intrapreso, arriverà da tutti i leader della maggioranza. «Un congresso molto bello con delle conclusioni molto belle anche dal punto di vista emotivo - dirà al termine del congresso, l’ormai ex presidente Massimo D’Alema - . C'è stata una discussione vera, appassionata, si è visto cosa può essere il Partito democratico, un luogo in cui si possono incontrare il presidente dei Democratici e il presidente dell'Internazionale socialista. Un grande evento – ha aggiunto - che dà il senso esatto che questa è una novità di portata storica utile non solo all'Italia ma anche alla sinistra».

Il vicepremier confermerà, inoltre di voler raccogliere l'appello rivoltogli dal segretario a partecipare alla fase costituente del Pd: «Voglio lavorare con lui – dirà - al Partito democratico in questi mesi decisivi, compatibilmente con i miei impegni internazionali. Nel tempo libero da lavoro di ministro degli Esteri lavorerò con Fassino insieme ad altre personalità del nostro partito per compiere questa transizione e perché al più presto il Pd si metta in cammino. Gli italiani – ha concluso - penseranno che il Pd c'è già, perciò in pochi mesi dovremo farlo funzionare attraverso il coinvolgimento e la partecipazione».

«Al congresso dei Ds a Firenze e a quello dei Dielle a Cinecittà – gli farà eco il sindaco di Roma, Walter Veltroni lasciando il congresso della Margherita - si è sentito lo stesso linguaggio. Venendo qui e ascoltando gli interventi – aggiungerà, poi, - ho avuto la conferma di quello che so da anni e cioè che c'è una grande comunità di linguaggio, di ispirazione, di valori. Lo so nella mia esperienza di governo della città. E lo so perchè le parole pronunciate qui da Rosy Bindi, Arturo Parisi o Enrico Letta, sono parole che ho sentito ieri a
Firenze: si parla lo stesso linguaggio».

«Si è cominciato un viaggio difficile e affascinante che si fa nel rispetto della storia e dell'identità di ciascuno, e con lo sguardo rivolto al futuro. Quello che nascerà - concluderà - non è solamente frutto della fusione di due partiti. E' un partito degli italiani che vogliono che questo paese si trasformi radicalmente, si modernizzi, che questo paese ritrovi fiducia in se stesso e fiducia nel futuro. E per questo il Pd nasce».

Diverse le posizioni delle minoranze. Nei loro interventi Mussi e Angius hanno ribadito più volte ai compagni, che la strada è sbagliata, che non si possono liquidare con così tanta semplicità il più grande partito della sinistra italiana e la tradizione socialista.

Ed, infatti, hanno votato contro, pur rimanendo all’interno del partito e riservandosi ai prossimi mesi la scelta definitiva, i delegati della terza mozione, “Per un partito nuovo, democratico e socialista”, guidata da Gavino Angius. Come spiegato, nella sua dichiarazione di voto, da Massimo Brutti, infatti, la terza mozione pur confermando il suo «no» al dispositivo che chiude i congressi di Ds e Dl e non condividendo affatto il riferimento al Manifesto redatto dai 12 saggi, tiene «aperto ogni possibile canale di dialogo».

Nessun canale di dialogo, invece dai delegati della seconda mozione, “A sinistra per il socialismo europeo” che non hanno neanche partecipato ai lavori congressuali. «Cari compagni, noi ci fermiamo qui», aveva infatti annunciato il loro leader Fabio Mussi a conclusione del suo intervento tra le lacrime e la commozione dell’intero partito. Ed in tanti, tra quelli che sedevano tra i banchi della maggioranza, sono oggi convinti che l'addio sarà solo un arrivederci.

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