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Fassino: «Misure sbagliate il governo aggrava la crisi»

Intervista di Ninni Andriolo - l'Unità
21 luglio 2008

«Cento giorni dopo» lo scenario è «radicalmente diverso» da quello del 14 aprile, la crisi economica si aggrava e per affrontarla servirebbe quel «colpo di reni» che il governo non è capace di darsi. Tremonti ha messo in campo un Dpef «deludente», mentre ci si occupa di una giustizia utile «ad un solo cittadino», cioè a Berlusconi. Dialogo sulle riforme? «La nostra disponibilità ha dovuto fare i conti con l'atteggiamento della maggioranza - spiega Piero Fassino - Il centrodestra, in questi mesi, è stato poco attento alle ragioni dell'opposizione e poco disponibile al dialogo istituzionale. Ma se comprenderanno che non possono governare il Paese come hanno fatto fino adesso, e non continueranno ad andare avanti a testa bassa, non saremo noi a sottrarci al confronto. Se, al contrario, ci troveremo di fronte una maggioranza sorda, miope e arrogante, ci batteremo per contrastarla».

Tremonti annuncia tempi cupi…
«La situazione economica è molto difficile. La congiuntura internazionale continua a essere segnata dall'aumento del prezzo del petrolio e dalla crisi del sistema bancario e immobiliare americano. Occorrerebbe che anche la politica italiana fosse consapevole delle sfide che incombono nei prossimi mesi. Al governo chiedo serietà, uno scatto, un colpo di reni che dia certezze al Paese».

L'Italia paga più di altri. Cosa dovrebbe fare il governo?
«Siamo più deboli rispetto ad altri grandi paesi industrializzati. Le previsioni di incremento della produzione per il 2009 non si spostano molto dallo zero, l'inflazione ha già eroso i redditi e il governatore Draghi lancia l'allarme sul suo possibile aumento. Il potere d'acquisto degli italiani, e dei lavoratori dipendenti in particolare, è quello di 15 anni fa. Anche le dinamiche occupazionali rischiano di essere esposte a conseguenze negative. Il governo dovrebbe mettere in campo una terapia adeguata che, invece, non si vede».

Il Pd sostiene che il Dpef è tutt'altro che adeguato…
«Modesto, lacunoso e totalmente inadeguato ad affrontare la gravità della crisi. Il Dpef, per di più, non prevede una lira per gli investimenti, per la ricerca, per sostenere la competitività del Paese. Tutti i fattori economici di difficoltà erano noti da tempo. Il centrodestra, tuttavia, è andato in campagna elettorale promettendo riduzioni fiscali come se ci trovassimo di fronte a un periodo di vacche grasse. Ma le tasse nei prossimi anni non diminuiranno. La stessa riduzione dell'Ici non è coperta per il 40% del suo ammontare e, soprattutto, non sono state garantite ai comuni compensazioni per i minori introiti. E Tremonti propone tagli alla cieca: sull'ambiente, sulla sanità, sulla sicurezza…».

Replicano che i tagli non ci sono stati, per la verità…
«Dicono cose non vere, basta leggere il Dpef. Avevano promesso più sicurezza, siamo di fronte a una politica che va nella direzione opposta. Abbiamo scongiurato il rischio di un provvedimento blocca-processi che avrebbe congelato i procedimenti per quei reati che creano allarme sociale. Nello stesso tempo si tagliano le risorse per le forze dell'ordine e per le politiche della sicurezza».

La Finanziaria costituirà materia per la manifestazione del 25 ottobre, naturalmente…
«Sicuramente. Ma già da settembre, quando il Parlamento riaprirà, avanzeremo una nostra proposta organica, una vera e propria terapia per affrontare i problemi economici, per rimettere in moto la crescita e tutelare i redditi, a partire da quelli più bassi».

Berlusconi annuncia per quei giorni la sua riforma della giustizia…
«I problemi, infatti, non derivano soltanto dall'inadeguatezza del Dpef, ma dal modo assolutamente irresponsabile con il quale il centrodestra ha affrontato i temi della giustizia. Che sia necessario metter mano a una strategia che consegni al Paese un sistema giudiziario efficiente, rapido e affidabile non c'è alcun dubbio. Ma bisogna occuparsi della giustizia dei cittadini. La destra, invece, ha imposto al Parlamento provvedimenti che avevano tutti un unico obiettivo: quello di evitare che il Presidente del Consiglio dovesse presentarsi ai giudici per rispondere delle accuse che gli vengono rivolte».

Il voto del 14 aprile inteso come salvacondotto d'impunità
«Se Berlusconi è così sicuro della sua innocenza ha ottimi avvocati per dimostrarlo in giudizio. Senza dimenticare, poi, che i magistrati contro i quali polemizza tutti i giorni, sono gli stessi che lo hanno assolto o prosciolto nella maggior parte dei processi. C'è da chiedersi che credibilità può avere un Presidente del Consiglio che si sottrae alla giustizia e mobilita l'intera maggioranza per costringere il Parlamento a occuparsi dei propri problemi personali. Noi pensiamo a una giustizia che risolva i problemi dei cittadini».

Quali proposte metterete sul piatto?
«Il ministro della giustizia del governo ombra, Tenaglia, le ha già avanzate: dalla depenalizzazione dei reati minori, alle camere di conciliazione per il contenzioso civilistico, dalla definizione di nuove procedure informatiche e di tecnologie digitali più moderne, alla semplificazione dei processi penali e civili. E risorse e mezzi da destinare al personale. Si vuole discutere di una giustizia dalla parte dei cittadini? Siamo pronti, ma deve cessare l'insana campagna d'attacco ai magistrati che ha visto episodi del tutto deplorevoli come le offese rivolte da Gasparri al Csm».

Sulla giustizia Berlusconi andrà avanti comunque…
«Si può pensare di fare una riforma senza discutere con i magistrati, con gli avvocati e con tutti coloro che operano nella giustizia? Non per subirne ogni opinione e neanche per accettarne impostazioni corporative, ovviamente, ma perché nessuna riforma efficace è possibile passando sulla testa di chi poi deve applicarla».

Bossi assicura che la Lega seguirà Berlusconi e che federalismo e riforma della giustizia andranno di pari passo.«Il problema non è di porre in alternativa giustizia e federalismo, ma se si vuol discutere davvero oppure no. Se ci si vuol confrontare intorno a posizioni ragionevoli si può ragionare sia di federalismo che di giustizia. Se si vuole continuare come in queste settimane - arrivando a proporre, come ha fatto Bossi, di rendere elettivi i magistrati (cosa che ne ridurrebbe fortemente l'indipendenza e l'imparzialità) - tutto diventa più difficile».

L'idea leghista del federalismo non è la stessa che immagina il Pd, però…
«Noi pensiamo a un federalismo che garantisca uguaglianza di diritti e di opportunità per tutti i cittadini, qualunque sia l'area del Paese in cui abitano. Pensiamo a un federalismo in cui l'autogoverno di ogni regione si accompagni a meccanismi di solidarietà e compensazione. A un federalismo che si incardini organicamente in una riforma degli assetti istituzionali e che preveda il superamento del bicameralismo perfetto, la ridefinizione del rapporto tra Parlamento e governo, la semplificazione dei procedimenti legislativi e delle competenze di ogni Camera, la riduzione del numero dei parlamentari».

Pronti a discutere anche di legge elettorale? Nel Pd si scontano posizioni diverse.
«In primavera si terrà il referendum, sarebbe ragionevole approvare nuove norme prima di allora. Le nostre proposte sono emerse anche nel corso del convegno promosso dalle fondazioni. Serve una legge elettorale che garantisca la democrazia bipolare, l'alternanza tra uno schieramento progressista e uno conservatore, la possibilità di definire le alleanze in questo schema bipolare, il diritto degli elettori di scegliersi gli eletti, parità di rappresentanza tra uomini e donne…

Sistema francese, tedesco o spagnolo, allora?
«Ciascuno di questi modelli può essere utile. Ragioniamo di come si può arrivare a una soluzione. Ma la domanda ritorna: si vuole discutere, o la maggioranza vuol procedere da sola?».

Ritiene possibile che riparta il dialogo sulle riforme?
«L'avvio della legislatura fu caratterizzato da ripetuti appelli all'apertura di una fase nuova nei rapporti tra governo e opposizione. Non ci siamo sottratti. Intervenendo per primo durante il dibattito sulla fiducia, dissi, a nome del Pd, che eravamo pronti e disponibili a riformare le istituzioni. Quella disponibilità, però, ha dovuto fare i conti con l'atteggiamento della maggioranza che, in questi mesi, è stata poco attenta alle ragioni dell'opposizione e poco disponibile al dialogo istituzionale. Se la maggioranza cambia tono e atteggiamento e si apre a un confronto vero, noi siamo pronti a discutere».

L'opposizione è in affanno, il Pd non sembra aver smaltito la sconfitta del 14 aprile…
«Il ruolo del Pd diventa decisivo in questa fase. Lo abbiamo fondato dieci mesi fa con le primarie, un atto democratico e partecipativo di straordinaria importanza. In campagna elettorale, anche grazie alla generosità di Veltroni, ci siamo battuti con vigore e coraggio, facendo scelte non semplici, come la decisione di presentarci con il nostro volto, con il nostro programma e il nostro leader. Senza riproporre quell'Unione di centrosinistra che aveva deluso gli elettori».

Le aspettative elettorali sono andate deluse, però.…
«La maggioranza degli italiani si è affidata a Berlusconi, sulle ragioni di questa scelta dobbiamo riflettere seriamente. Il problema, adesso, è di come costruire un rapporto con gli italiani che ci consenta, alle prossime elezioni, di conquistare il consenso maggioritario che non abbiamo ottenuto il 14 ottobre. Decisivo, da questo punto di vista, è costruire il Pd».

Nessuna nostalgia del passato?
Abbiamo fatto benissimo a fondare il Pd. Nei tanti incontri con i cittadini e con gli elettori nessuno chiede di tornare indietro. Il problema è andare avanti, e dotare il Pd di un'adeguata cultura politica riformista, aprendolo alla società e chiamando a raccolta le tantissime energie che sono disponibile a mettersi in campo. Il congresso tematico, che si svolgerà tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, sarà un appuntamento di straordinaria importanza per rendere chiaro qual è la nostra idea di Italia e le nostre proposte per affrontare le emergenze del Paese».

Altre priorità?
«Radicare il partito nella società. Abbiamo fondato 8000 circoli, adesso dobbiamo dar loro struttura, organizzazione, obiettivi. La campagna di tesseramento sarà una grande occasione per tornare al confronto con i cittadini, per chieder loro di concorrere a ridare una prospettiva politica al Paese. Abbiamo bisogno, poi, di definire le strutture intermedie, provinciali, regionali ecc. Mancano quegli anelli tra direzione nazionale e circoli che Gramsci considerava fondamentali per l'identità di una forza organizzata che si definisca partito».

Un partito che fa i conti con una miriade di associazioni, fondazioni e correnti. Presenze salutari o zavorra di cui liberarsi?
«Prima costruiamo il partito. Quando sarà radicato, organizzato e attivo, fondazioni, riviste, associazioni saranno fattore di ricchezza che può contribuire a una vita democratica aperta, plurale e innovativa. Senza un partito, invece, diventerebbero un mero esercizio elitario».

TAGS: governo  |  


   
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