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La nostra sfida per vincere

Un progetto nuovo per vincere
9 ottobre 2003

Intervista a Piero Fassino di Ninni Andriolo da l'Unità

In Direzione lei ha parlato di lista unitaria “sotto l’egida della leadership di Prodi”. Ma l’interessato ripete che non ha intenzione di candidarsi...
Basta con questo tormentone. Intanto è evidente che Prodi è impegnato comunque. Lo dimostra il fatto che anche in questi giorni ha dichiarato di sostenere e condividere il progetto della lista unitaria. Noi auspichiamo che si impegni anche nella battaglia elettorale. Ma si tratta di una decisione che Prodi non è in grado di prendere oggi, visto che ricopre ancora la carica di presidente della Commissione Ue. Quando arriverà il momento deciderà cosa fare.

Senza Prodi la lista unitaria avrà lo stesso appeal e le stesse chances di successo?
Certo. Non abbiamo mai pensato la lista unitaria come l’espressione di un uomo, neanche Prodi la vorrebbe così.

La Direzione ha detto sì al progetto, ma saranno gli iscritti a decidere. Mussi e Salvi mettono le mani avanti: non si trasformi il referendum in un congresso mascherato...
Non faremo alcun congresso mascherato. Il congresso si farà a fine 2004, come previsto dallo Statuto. In quella sede decideremo la nostra strategia traendo il bilancio di questi anni di opposizione e valutando i risultati ottenuti alle europee dalla lista unitaria. Sono molto soddisfatto della riunione della Direzione. Si è discusso in un clima sereno. La qualità del dibattito è stata alta. La proposta che ho avanzato ha ottenuto, poi, un consenso molto ampio. Quello della maggioranza del partito e, anche, dell’area che fa riferimento a Morando, di personalità significative della mozione Per tornare a vincere. C’è stato il pronunciamento esplicito di Bassolino. Nei giorni scorsi avevamo registrato il sostegno di Veltroni e anche altri compagni della minoranza hanno espresso orientamento favorevole.

E da domani cosa accadrà nelle realtà locali della Quercia?
Dalla prossima settimana partiranno le riunioni degli organismi dirigenti regionali e provinciali e decollerà una vasta campagna di assemblee di sezione che si protrarrà fino a dicembre. A metà di questo percorso, il 14 e 15 novembre, si svolgerà l’Assemblea Congressuale che farà un primo bilancio della discussione, preciserà ulteriormente i contenuti e caratteri della proposta di lista unitaria e convocherà il referendum di tutti gli iscritti decidendo anche il quesito. Assemblee in tutte le sezioni. Assemblea Congressuale e referendum sono tre strumenti che, visti insieme, daranno al partito la più ampia possibilità di discussione e a ciascuno l’opportunità di stare dentro il dibattito con le proprie posizioni. A chi avanza dubbi o contrarietà alla lista unitaria non chiedo di rinunciare alla proprie idee. Quello che chiedo a ciascun compagno è di non mettersi in una logica puramente ostruzionistica, ma di stare dentro la nostra discussione, come già avvenuto in direzione. A dimostrazione dello spirito che muove il gruppo dirigente, ho proposto una commissione unitaria che prepari il regolamento per il referendum e il suo quesito. Tutte le anime e le sensibilità dei Ds possono essere partecipi di un grande momento di democrazia. Possiamo andare ad un dibattito ampio e vero proprio perché la Direzione ha impostato la questione in termini sufficientemente chiari.

Non c’è il rischio che i Ds si chiudano dentro i recinti di una discussione che riguarderà anche gli equilibri tra le componenti?
Sono certo che questo non accadrà. La segreteria di martedì ha già definito un piano di mobilitazione, a partire dal sostegno allo sciopero generale proclamato da Cgil,Cisl e Uil e dalle iniziative contro il carovita. La battaglia contro la politica del governo si intreccerà con il dibattito sulla lista unica che, tra l’altro, non dovrà riguardare soltanto i Ds ma vivere nella società. La destra mostra la corda: delude le aspettative, produce declino economico, riduce certezze di diritti e di tutele, provoca strappi e lacerazioni in settori vitali come la giustizia e l’informazione. Le società più industrializzate si riorganizzano per far fronte a un’economia mondiale che vede affacciarsi nuovi protagonisti come la Cina. Lo stesso vertice di Cancun ci ha fatto vedere come gli equilibri mondiali stanno cambiando, con grandi Paesi come il Brasile, il Sud Africa, l’India che rivendicano un nuovo ruolo. Mentre l’Italia non riesce a ricollocarsi sui mercati mondiali e in questi nuovi scenari. Serve un nuovo progetto per l’Italia e una classe dirigente, quella che la destra oggi non esprime. Questo è il punto dal quale il centrosinistra deve partire per dare agli italiani la garanzia di avere idee e uomini per farcela. Loro, per esempio, parlano di riforme. Poi non le fanno. Dobbiamo essere noi a sfidarli sul piano delle proposte. Come ripensare lo Stato sociale? Quale politica fiscale? Quali pensioni? Quali riforme istituzionali?

Progetto alternativo e unità del centrosinistra: le minoranze diesse rispondono che la Lista unitaria divide il campo...
Un progetto che parli all’Italia richiede un soggetto capace di rappresentarlo. Per questo c’è la necessità di riorganizzare il campo dell’opposizione. Il centrosinistra, così come lo abbiamo conosciuto, può assolvere bene a un ruolo di opposizione. Ma oggi serve qualcosa di più. In Italia c’è una transizione incompiuta anche dal punto di vista della geografia politica. L’identità di Forza Italia, per esempio, è legata all’esistenza di Berlusconi. Ma cosa succederà il giorno in cui Berlusconi smetterà di far politica? Insomma: il sistema politico non si è ancora assestato e questo riguarda sia il centrodestra che il centrosinistra.

Sta dando ragione a Salvi? La riorganizzazione del centrosinistra che lei propone porterà inevitabilmente allo scioglimento dei Ds?
Ho già detto più volte che i Ds non si scioglieranno. La lista unitaria per le europee non segna la fusione di diverse forze politiche. È un progetto comune a cui concorrono diversi partiti sulla base della loro storia, della loro identità, della loro organizzazione. È questo vale anche in prospettiva. Se la lista unitaria verrà confortata dal successo che tutti auspichiamo, all’indomani delle elezioni dovremo porci il problema di come andare avanti. Io ho ipotizzato una seconda tappa, quella della costruzione di un soggetto politico di tipo federativo. Non quella di un partito unico che chiede a ciascuno di rinunciare alla propria storia.

Il partito unico rappresenterà la terza tappa?
Io parto da dati di fatto. In tutti i Paesi europei il sistema è ormai bipolare e per il governo competono uno schieramento progressista e uno conservatore. Non solo, ma ognuno dei due schieramenti non è costituito da un partito unico ma da un’alleanza di forze politiche. E così anche in Italia. Ma negli altri Paesi le coalizioni di centrosinistra e di centrodestra sono guidate da una forza principale, grande per consenso elettorale e per radicamento sociale, che fa da motore dell'intera alleanza. Questa condizione in Italia non c’è ancora, soprattutto nel campo del centrosinistra. Siamo otto partiti e con un livello di unità insufficiente. Si tratta di fare un salto e dare anche al centrosinistra una guida forte e grande. La lista unitaria serve a questo. Anzi, proprio perché il centrosinistra deve essere un’alleanza larga - che va dal centro moderato a Rifondazione comunista, passando per tutte le forze dell’Ulivo e per l’Italia dei valori - serve una forza principale che faccia da motore per l’intera alleanza.

A proposito di Di Pietro, Boselli non vuole l’ex pm nella lista unitaria...
Noi non vogliamo unire i moderati, ma i riformisti. E la nostra concezione di riformismo è inclusiva di una radicalità culturale e politica che fa parte della storia del centrosinistra italiano e anche di questi due anni di opposizione. La lista unitaria deve essere capace di tenere insieme diverse culture. Ivi comprese quelle che hanno dato luogo a movimenti e che esprimono radicalità di tipo etico, civile o politico. Vogliamo che la lista unitaria diventi un grande punto di riferimento sia dell’elettorato dei partiti, sia di quella quota ampia dei cittadini che si sente di centrosinistra ma non si identifica oggi nei partiti del centrosinistra. Vogliamo compiere un’operazione espansiva. Le pregiudiziali non ci fanno imboccare alcuna strada utile. Costruiamo le condizioni perché questa lista sia la più ampia possibile. Naturalmente su una convergenza di carattere politico e programmatico. Non possiamo decidere chi sta dentro e chi sta fuori a prescindere dal confronto sulle cose.

Nel 2004 andranno al voto 500 comuni, 63 province e la Regione Sardegna...
Sarà un passaggio elettorale importante quanto le elezioni europee.Ci arriviamo avendo alle spalle i successi della amministrative del 2002 e del 2003, dove abbiamo vinto perché abbiamo fatto tre scelte: candidati sindaci credibili, unità di tutto il centrosinistra, programmi convincenti. Dobbiamo fare la stessa operazione anche per le amministrative del 2004, dove i Ds si presenteranno con il proprio simbolo e la propria lista sostenendo i candidati sindaci e presidenti di provincia scelti unitariamente da tutto il centrosinistra. E’ evidente che se nel 2004 si ripeteranno i risultati che il centrosinistra ha ottenuto nel 2003 la crisi del centrodestra diventerà irreversibile.

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