Prodi: Sì ai Pacs per le coppie di fatto secondo il modello francese
21 luglio 2005
Intervistato dalla stampa estera sulla questione delle coppie di fatto e dei diritti delle coppie omosessuali il leader dell'Unione Romano Prodi prende una posizione chiara a favore di una legge che si ispiri al modello francese: «Stiamo riflettendo in tutta l'Unione, ne abbiamo ripetutamente parlato tra di noi in modo informale e posso dire che l'orientamento di tutti è verso patti di tipo francese. Discuteremo poi sui singoli articoli, garantendo che alla base ci sia la solidarietà e il riconoscimento dei diritti civili».
In Francia, già dal 1999, i patti civili di solidarietà regolano gli aspetti giuridici ed economici delle coppie gay, ma non sono equiparati al matrimonio.
Le affermazioni di Prodi raccolgono immediatamente il plauso di tutto il centrosinistra e delle associazioni che tutelano i diritti degli omosessuali.
Andrea Benedino, portavoce nazionale di Gayleft, la consulta degli omosessuali dei Ds, esprime la sua soddisfazione per le dichiarazioni di Romano Prodi a favore di una legge sui Pacs: «L'accordo all'interno dell'Unione annunciato oggi da Prodi, sul modello dei Pacs francesi, rappresenta una svolta storica per il centrosinistra italiano che finalmente si pone l'obiettivo di colmare il ritardo del nostro Paese rispetto all'Europa sul tema dei diritti degli omosessuali. Per questi motivi - conclude Benedino - gli omosessuali dei Ds sosterranno con decisione la candidatura di Romano Prodi alle elezioni primarie affinché l'Unione possa presentarsi alle prossime elezioni politiche con un leader forte, autorevole e in grado di parlare a un Italia laica, moderna ed europea».
Anche Sergio Lo Giudice, presidente dell'Arcigay, apprezza le parole del candidato leader dell’Unione: «Bravo Prodi: finalmente rompe gli indugi e, per la prima volta, si pronuncia apertamente a favore di una legge sul Pacs. In poche parole, da cattolico, ha dato una lezione sul corretto rapporto fra sentimento religioso personale e laicità delle istituzioni, superiore a quella di tanti falsi laici».
«Il Pacs – spiega Lo Giudice - non ha niente a che vedere col matrimonio, ma rappresenta un istituto differente ed estraneo a quello. L'introduzione in Italia del Pacs consentirebbe a due persone che scelgano di condividere una parte importante della propria vita una serie di responsabilità e diritti reciproci: assistersi liberamente in ospedale in caso di malattia, prendere decisioni importanti sulla salute del partner in caso di sua incapacità, ereditare reciprocamente senza i limiti e gli svantaggi di un testamento, ricevere la pensione di reversibilità, essere tutelati in caso di separazione, godere della miriade di diritti e agevolazioni concesse alle coppie eterosessuali sposate».
Livia Turco, responsabile Welfare dei Ds, plaude alla presa di posizione di Prodi: «L'importante affermazione sui Pacs di Prodi dimostra un atteggiamento di apertura e di comprensione dei cambiamenti degli stili di vita. Ed è la dimostrazione che all'interno dell'Unione si può costruire una convergenza tra culture diverse perché unanimi e forti sono i valori che ci uniscono».
«D'altra parte conclude Livia Turco- i Pacs non mettono in discussione la concezione della famiglia basata sul matrimonio ma in applicazione dell'articolo 2 della Costituzione sostengono e favoriscono i diversi legami sociali e riconoscono la convivenza al di fuori del matrimonio».
La proposta di Prodi trova favorevole riscontro anche nelle parole di Barbara Pollastrini, responsabile Donne Ds e seconda firmataria alla Camera della legge sui Pacs: «Riconoscere finalmente diritti e doveri delle coppie di fatto omosessuali e non è un atto di responsabilità della politica».
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