Riforma elettorale, «La partita non finisce qui»
Intervista a Piero Fassino da "il Messaggero" di Alberto Gentili
Il video dell'intervento di Fassino alla Camera
14 ottobre 2005
ROMA - «Un orrore, una mostruosità. Berlusconi sta piegando le regole del gioco alle sue esigenze. Ma la partita non finisce qui...». Sul divano della ”Corea”, il corridoio secondario di Montecitorio, Piero Fassino siede ancora accaldato. In aula, il segretario ds ha appena sparato ad alzo zero contro «l’arroganza della destra», ma ha visto dare il via libera «a una riforma brutta e sbagliata che porterà solo ingovernabilità». Così, per limitare «i danni che potrebbe subire il Paese», Fassino chiede al centrodestra di fermarsi. Di aprire il confronto per salvare il salvabile.
Onorevole Fassino, la Cdl è andata avanti come un caterpillar, siete stati battuti senza appello. E’ il momento della resa?
«I numeri erano dalla loro parte fin dall’inizio. Nessuno si era mai illuso che la disparità di forze non avrebbe pesato e che la destra non riuscisse a imporre, a tutti i costi, una brutta legge elettorale sulla base unicamente delle proprie convenienze».
«Per non perdere e rendere ingovernabile la prossima legislatura», ha accusato.
«Sì, per tentare di evitare una sconfitta che sente incombente. E, nel caso di sconfitta, fare in modo che il centrosinistra abbia in Parlamento una maggioranza più stretta e più risicata di quella di cui ha potuto godere il centrodestra fino ad oggi. Non è mai accaduto, e non accade in nessun paese democratico al mondo, che alla vigilia delle elezioni una maggioranza decida di riscrivere una legge elettorale da sola sulla base della propria utilità. Dovunque, la legge elettorale o non si cambia, o la si cambia discutendo tra tutte le forze politiche per arrivare a una legge condivisa che tutti riconoscano come imparziale. Invece il centrodestra ha compiuto uno strappo istituzionale gravissimo».
C’è ancora il passaggio al Senato. Lei ha accennato a una ”contromossa”...
«La battaglia di questi giorni a Montecitorio non chiude il nostro impegno e noi continueremo la nostra battaglia in vista del nuovo voto del Senato. E avanzeremo, come abbiamo fatto fin qui, proposte che consentano a questo Paese di avere una legge elettorale più civile e più degna».
Sta dicendo che è disposto a trattare per limitare il danno? Già circola l’ipotesi di applicare il Tatarellum, il sistema elettorale usato per le elezioni regionali...
«Fino a questo momento ci siamo trovati di fronte una destra miope e sorda, che non ha voluto prendere in esame nessuna nostra proposta. Prendiamo atto che fino ad oggi è stato così. Ora questa legge deve andare al Senato e al Senato ci andrà tra più di un mese. Ebbene, sono io che chiedo alla destra: volete continuare nel muro contro muro, sapendo che una radicalizzazione dello scontro si estenderebbe fatalmente a tutta l’attività parlamentare, a partire dalla legge finanziaria? Oppure volete cambiare atteggiamento? Non siamo mai stati noi a sottrarci al confronto, è la destra che ha impedito qualsiasi discussione. Ma non credo sia utile a nessuno, e soprattutto non è utile al Paese, continuare così».
Lei incontra spesso Follini. Anche oggi. Per trovare una sponda nel centrodestra? Per amicizia?
«E’ una normale interlocuzione politica con un avversario serio, responsabile e saggio che ho sempre rispettato anche quando aveva posizioni diverse dalle mie».
Berlusconi appare rinvigorito e ringiovanito, i suoi sondaggi sono tornati a salire.
«Ne dubito. Ma so per certo che come primo risultato Berlusconi si è mangiato un partito alleato. E’ come Crono: l’Udc non esiste più e a Follini è stato messo il bavaglio e mi chiedo se Casini abbia fatto bene a mollare il suo partito. In più, il Cavaliere ha dato nuova prova del carattere padronale e proprietario con cui guida la sua maggioranza. Perfino la Lega ha votato la legge solo perché sotto ricatto della possibile mancata approvazione della devolution. Dunque, questa legge piace solo a Forza Italia e An. E questi due partiti non sono la maggioranza, nè del Parlamento, nè del Paese. Pensi che capolavoro».
Però il premier è riuscito a oscurare le primarie...
«Invece le primarie oscureranno Berlusconi, perché saranno tantissimi gli elettori e le elettrici del centrosinistra che raccoglieranno il nostro appello andando ai 10mila seggi allestiti in tutta Italia e dimostrando che l’Unione è in campo, si batte e ha tutte le energie per vincere».
Il clima non è però più quello di una gioiosa macchina da guerra.
«Non è vero, questo clima si respira solo qui nel Palazzo. I problemi degli italiani non sono cambiati di un millimetro con l’approvazione della legge elettorale: l’economia è ferma, il deficit è fuori controllo tanto è vero che lo stesso Berlusconi parla di correzione della Finanziaria appena presentata in Parlamento, la gente guarda con preoccupazione a fine mese. E tutto questo non lo può cambiare nessuna brutta riforma elettorale».
Il ritorno al sistema proporzionale avrebbe potuto spianare la strada a un candidato premier dei Ds, probabile partito di maggioranza relativa. Qualcuno al Botteghino si mangia le mani?
«Non è questo il problema. Il centrosinistra ha scelto da più di due anni che sarà guidato alle elezioni da Prodi e sarà guidato da Prodi».
Però l’aveva deciso con un sistema diverso.
«Non cambia nulla, la scelta di Prodi non era legata al sistema di voto e lo stesso vale per le primarie, che vengono celebrate per dare a Prodi il massimo grado di legittimazione politica».
Qual è la soglia di soddisfazione per Prodi. Il 60%? il 50,1%?
« Quello che conta è la partecipazione. E sono sicuro che sarà altissima. Tanta gente, dopo questo strappo imposto dalla destra, andrà a votare alle primarie con ancora maggiore determinazione per dire no a Berlusconi. E la netta maggioranza sceglierà Prodi perché sarà Prodi a guidarci nella sfida elettorale e quanta più forza si darà a Prodi, tanto più le nostre possibilità di vincere cresceranno».
Si parla di soccorso di Forza Italia a Mastella?
«E’ ridicolo, strumentale. Né l’Udeur, né la Margherita si faranno incantare da una captatio benevolentiae di Berlusconi che è pelosa e in cui nessuno crede».
Il vincitore delle primarie avrà un mandato pieno a gestire il programma? Oppure, come dice Bertinotti, «se ne discute dopo...»?
«Chi vincerà le primarie sarà il leader e avrà la responsabilità di scrivere il programma. Ma qualsiasi leader ha la saggezza di scrivere il programma discutendolo con i propri alleati. Sarebbe del tutto stupido pensare che Prodi dica: ”Questo è il programma, prendere o lasciare”. Sarebbe sciocco credere che non conti l’opinione e il peso che Prodi avrà come leader».
Nell’Unione già ci si divide su Listone, Ulivone e quant’altro per assicurare la candidatura al Professore.
«Troverei saggio riprendere il cammino che ci ha portato alla lista unitaria dell’Ulivo, perché i nostri elettori chiedono unità. Ma è inutile inseguire un dibattito estemporaneo. Intanto non c’è ancora la nuova legge elettorale, vediamo se sarà approvata anche da palazzo Madama e se sarà varata così. Poi discuteremo come organizzarci. Oggi ho sentito deputati di Forza Italia, An e Udc riflettere se presentarsi al Senato con una lista unica, oppure no».
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