Devolution: la vittoria di Bossi, la sconfitta dell'Italia
Le dichiarazioni finali di voto di Gavino Angius
15 novembre 2005
La devolution è stata approvata. Con 173 sì, 132 no e 2 astenuti il voto del Senato ha concluso l’iter parlamentare. Ora la parola passa ai cittadini che saranno chiamati a esprimersi in merito con un referendum. Il vicepresidente del Senato Domenico Fisichella, come aveva promesso nel caso di approvazione della devolution, durante la dichiarazione di voto ha annunciato le proprie dimissioni da An, tra lo stupore della Cdl. Anche Follini si sgancia dai festeggiamenti della maggioranza e dichiara che l'Udc al referednum confermativo lascerà la libertà di voto.
«Questa legge è un danno per l'Italia. L'Italia viene divisa e sarà più debole. Si tratta di una vittoria politica di Bossi e di una sconfitta per il nostro Paese, perché questa Italia peserà sempre meno nell'Europa che si sta costruendo». Così Gavino Angius, capogruppo dei Ds al Senato, durante la dichiarazione di voto finale.
«Oggi dovrebbe sventolare il tricolore, bandiera del nostro Paese, e invece vedremo sventolare le bandiere verdi – sottolinea Angius -. Ma la CDL Certo non sventolerà il tricolore perché certo non ha a cuore le sorti del nostro Paese. Tutto nasce da uno squallido patto di maggioranza. Forza Italia, An e Udc hanno subito un ricatto, poi c'hanno messo del loro: Forza Italia con il premierato fortissimo che toglie poteri al Capo dello Stato e al Parlamento. An con la foglia di fico del cosiddetto interesse nazionale. L'Udc con il premio di una legge elettorale proporzionale di cui questo Paese non sentiva davvero il bisogno. Si tratta di uno scambio, di un mercato – insiste Angius - durato del resto tutta una legislatura, con le leggi vergogna, con le finanziarie taroccate e con questa ultima manovra economica che infligge all'Italia una stangata di 27 miliardi di euro che i cittadini italiani saranno costretti a pagare».
Il capogruppo della Quercia ricorda allora che «la sentenza dell'altro giorno della Consulta e, in fondo, anche la Finanziaria appena approvata in Senato dimostrano che siete dei federalisti falsi e bugiardi: avete fatto il gioco delle tre carte con i conti pubblici e, ora, per non intestare allo Stato centrale i tagli al Welfare scaricate sugli enti locali la responsabilità di necessarie misure impopolari. Davvero un bel capolavoro di federalismo! Certo - ammette -, forse sul titolo V abbiamo sbagliato. Ma voi state oggi commettendo un errore assai più grave: sulle regole bisogna sempre cercare un'intesa tra maggioranza e opposizione. Noi non siamo conservatori, noi vogliamo rendere più viva la nostra Costituzione, correggendola non stravolgendola, integrandola non demolendola, arricchendola non immiserendola».
Il centrosinistra conferma quindi in blocco il suo deciso no ad una riforma che giudica incoerente e profondamente sbagliata. «Noi ci batteremo ancora e chiederemo ai cittadini di votare contro il referendum confermativo previsto dalla procedura, perchè contrariamente a quello che si dice questa non è una riforma è un provvedimento che deforma le istituzioni democratiche del paese». Lo dice il segretario dei Ds, Piero Fassino, a margine di una conferenza stampa sulle iniziative dell'Unione per gli italiani all'estero.
Fassino ribadisce inoltre le ragioni della contrarietà alla riforma costituzionale del centrodestra che verrà approvata oggi dal Senato: «E' una brutta riforma costituzionale che certamente riduce il grado di coesione e solidarietà del paese - spiega -, riduce la possibilità per regioni ed enti locali di governare bene e con efficacia i propri territori, non garantisce più ai cittadini italiani di avere, su tutto il territorio, gli stessi diritti, le stesse prestazioni, le stesse opportunità».
«Una brutta riforma - prosegue il segretario della Quercia – non solo per questo aspetto ma anche perchè si modificano funzioni e ruoli delle principali istituzioni del paese: svuotando la Presidenza della Repubblica del ruolo di garante e arbitro del funzionamento corretto e regolare delle istituzioni repubblicane, si riducono le prerogative e i poteri del Parlamento, si aumentano smisuratamente i poteri del presidente del Consiglio che, non riequilibrato da un Parlamento forte, ridurrà ulteriormente la possibilità di garantire efficace controllo sul governo, che è una delle prerogative di tutte le democrazie. Una brutta riforma - conclude Fassino - perchè non lo diciamo solo noi. Non c'è costituzionalista di questo paese, qualsiasi sia la scuola accademica e di pensiero cui appartiene, che non abbia detto esattamente quello che diciamo noi: che questa è una brutta e pasticciata riforma».
Il segretario della Quercia ha citato l'esempio della sanità: «Con il federalismo abbiamo un sistema sanitario nazionale, gestito dalle venti Regioni, che garantisce a ogni Regione di gestire la sanità ma garantisce anche a ogni cittadino italiano, dovunque abiti, la certezza di avere le stesse prestazioni. Con la devolution avremo venti sistemi sanitari differenti e i cittadini italiani non avranno più gli stessi diritti e le stesse prestazioni». La riforma della Costituzione - ha concluso - «è sbagliata e penso che faremo di tutto, con il referendum, per bocciarla con il voto dei cittadini».
Il presidente dei senatori Ds, Gavino Angius, ha così descritto il dibattito in Aula: «Sono colpito dalla discussione in Senato della legge di riforma costituzionale - che noi chiamiamo non devolution, ma dissolution - perché parliamo solo noi, solo gli esponenti dell'Unione, tra l'altro con interventi molto importanti e significativi. Questa è un'ulteriore riprova che su una legge che stravolge la Costituzione, che ne cambia 53 articoli, non c'é mai stato un confronto vero in Parlamento, né alla Camera né al Senato. E' una legge imposta dalla Lega e subita da Forza Italia, Alleanza nazionale e Udc».
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