Formigoni e le torte in faccia a difesa del voto
24 marzo 2006
Nuovo, esagerato, istrionico, triste episodio che vede protagonista uno degli alti membri della Casa delle libertà. Quali libertà? Quella di prendere a torte in faccia un fantoccio raffigurante Romano Prodi. Quale alto membro? Un presidente di Regione, la Lombardia. Roberto Formigoni ha aperto con questo gesto plateale la sua campagna elettorale per la Regione, a Milano, in piazza del Duomo.
«Vicino a questa brutta faccia io non ci sto. Rispettosi, ma separati». Così il governatore della Lombardia mette del suo in una campagna del centrodestra all’insegna del rispetto per l’avversario, delle buone argomentazioni politiche e dei risultati disastrosi di un lustro di governo, che di lustro ha avuto solo la durata.
Dopo il macchinoso valzer per le regole sull’incontro dei leader in tivù, dopo lo scontro del premier con Confindustria, e dopo l'ultimo richiamo del Presidente Ciampi ad abbassare i toni della campagna elettorale, è l’ennesima prova di una coalizione unita nel gioco non poi così pulito dei suoi esponenti di spicco. Non fosse altro che per la panna.
Pensate che possa bastare per chiedersi dove sia la politica, dove siano le idee costruttive, le proposte democratiche del governo uscente? No. Perchè la coordinatrice del primo partito della Cdl ha aggiunto alla bravata formigoniana un annuncio che restituisce libertà.
In ogni sezione milanese sarà presente un «difensore di voto» di Fi. «Dai nostri studi incrociati risulta che Forza Italia a Milano perde dal 1,6 al 2,1% in schede annullate o attribuite in maniera dubbia al centrosinistra. Ho notizia di gruppi organizzati della sinistra che vogliono, nei seggi elettorali, modificare con i metodi che ben conosciamo il voto espresso dagli elettori». Parola di Mariastella Gelmini.
«Per la prima volta a Milano» ha spiegato la Gelmini «saranno coperte tutte le 125 sezioni elettorali con i difensori del voto, saranno le sentinelle azzurre. Se la sinistra pensa che anche questa volta le sezioni elettorali siano dependance delle case del popolo, si sbaglia di grosso».
Libertà di voto o libertà di controllo? Libertà di espressione o libertà d’insulto? Sono piccoli amletici dilemmi che ci scorrono davanti frettolosamente lasciando forse i segni di un noioso zapping. Al di là di ogni ironia sono fatti e parole che si commentano meglio soli. Agli elettori il severo giudizio.
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