Barbieri: «Centrosinistra, la vittoria che viene da Sud»
di Simone Collini - l'Unità
18 aprile 2006
Se il Centrosinistra ha vinto queste elezioni, dice Roberto Barbieri, è grazie al voto del Sud. «C’è stato un incremento di consensi rispetto al 2001 e una te-
nuta forte anche rispetto alle regionali», spiega il responsabile Mezzogiorno dei Ds.
Tutti a parlare della “questione settentrionale”, e lei parla del meridione?
«Al Nord non abbiamo ottenuto un buon risultato essenzialmente per tre motivi. Il primo: la politica deve dare l’idea che pur garantendo tutti i livelli di coinvolgimento, alla fine deve saper prendere una decisione, e il caso Tav da questo punto di vista non ci ha aiutato. Il secondo: la sburocratizzazione, che deve essere la prima riforma a costo zero che il centrosinistra dovrà affrontare. Il terzo: sulle tasse, rispetto alla manipolazione di Berlusconi noi non siamo stati altrettanto efficaci nella comunicazione».
Analisti e politici della Cdl fanno notare che nelle regioni del Nord si concentra la più alta percentuale di produzione di Pil.
«Il Paese ha bisogno di riprendere a crescere anche per investire sul Nord. Ma oggi l’intera Italia per essere competitiva deve investire sul Mezzogiorno. Il nostro slogan è stato: se riparte il Sud riparte l’Italia. Non si tratta di un fatto di generosità, è una questione tecnica. Il Pil può riprendere a crescere solo se ci sono politiche industriali orientate verso il Mezzogiorno, perché si è visto che i settori che mancano per raggiungere questo obiettivo, quelli che ci hanno fatto perdere quote nei mercati internazionali, richiedono investimenti in questa regione. Ecco perché il Sud, al contrario di quanto visto in questi cinque anni, deve essere in cima all’agenda politica del Paese».
Gli elettori non hanno poi così punito il centrodestra: scontata la vittoria della Cdl in Sicilia, meno la riconquista della Puglia e la sconfitta di misura in Campania.
«Se guardiamo al risultato del 2001, vediamo che il centrosinistra nel Sud, Sicilia compresa, ha ottenuto 1 milione 600 mila voti in più, con un aumento percentuale di circa 9,5 punti. In Campania, dove abbiamo vinto alla volata finale, rispetto al 2001 l’Unione ha preso 388 mila voti in più».
Guardando al voto del Senato, il confronto con le regionali non è allo stesso modo esaltante, non crede?
«I Ds hanno tenuto in tutto il Sud, comprese Puglia e Campania. Rispetto alle regionali, al Senato abbiamo preso come partito 1 milione 130 mila voti, circa 50 mila in più del 2005. E si deve tener conto che la platea è inferiore, non votando quelli tra i 18 e i 25 anni, una fascia che ha votato soprattutto Ulivo. Hanno avuto una dimunizione assai consistente l’Udeur e la Margherita, che hanno perso il 5% e il 4% rispetto alle regionali».
Il motivo, secondo lei?
«La poca chiarezza che abbiamo avuto sulle tasse, per cui chi aveva piccole ricchezze ha temuto indistintamente per qualcosa e chi aveva puntato sulle forze più moderate dell’Unione si è convinto a dare il proprio consenso a Forza Italia, che infatti ha avuto una ripresa rispetto alle regionali. E poi il fatto che questi due partiti sono molto radicati sulle preferenze, assenti in questa tornata elettorale».
Che valutazione politica trae da questo voto?
«Intanto che l’Ulivo è un investimento straordinario anche nel Sud, e che quindi bisogna andare avanti rispettando e accelerando le scadenze, anche perché abbiamo visto che nell’immaginario progettuale l’Ulivo intercetta più voti dei partiti. E poi che il Sud deve essere al centro delle politiche del centrosinistra».
Ci dovrà essere, secondo lei, un ministero per il Mezzogiorno nel governo dell’Unione?
«L’importante è il posto prioritario che deve avere nell’agenda politica. Miccichè aveva il titolo di ministro ma non ha fatto nulla per il Sud. Il problema è avere in un coordinamento tutte le deleghe che riguardano il Mezzogiorno e non penso che sia indispensabile il livello governativo».
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