PD: Sinistra liberale si schiera con la Quercia
20 novembre 2006
«I veri liberali? Stanno a sinistra». Ne sono convinti gli iscritti a Sinistra liberale, l'associazione che riunisce gli eredi di Luigi Einaudi e Piero Gobetti e che stamane hanno ufficialmente detto sì alla federazione con i Ds. Tra i promotori della nuova anima diessina, Gianfranco Passalacqua, Paolo Colla e Cinzia Dato. «Avremo nostri delegati e nostri iscritti ai Ds - sottolinea Passalacqua. Il nostro rapporto con la Quercia si dovrebbe concretare anche nella presenza negli organismi dirigenti».
A celebrare il connubio il segretario della Quercia Piero Fassino, ospite dell'assemblea nazionale del movimento. «La vostra adesione - ha detto Fassino - è decisiva ed è la dimostrazione che è possibile costruire il Partito Democratico in quanto soggetto plurale. Sono contento – sottolinea Fassino - che consideriate i Ds lo strumento più utile e più congruo per far valere la vostra partecipazione nel partito democratico: la vostra scelta arricchisce il profilo culturale del partito della Quercia».
«Negli ultimi venti anni il pensiero socialdemocratico ha sconfitto il liberismo aprendosi al liberalismo. Una dinamica – sottolinea il leader dei Ds - non solo italiana. Se guardiamo alla sinistra europea di oggi e alla maturazione dei grandi partiti socialisti e socialdemocratici europei negli ultimi 20 anni - constata, infatti, Fassino - si vede che uno dei fattori che ha segnato quell’evoluzione è il rapporto tra pensiero socialista e pensiero liberale: così Toni Blair, Schroeder, Gonzales e Zapatero».
E proprio dall’iconografia dell'iniziativa che presenta quattro nomi illustri Luigi Einaudi, Piero Gobetti, Ernesto Rossi e Umberto Bobbio, che Fassino prende spunto per ricordare come «la robusta cultura di riformismo liberal-democratico e liberal-progressista, come anche quella di radice mazziniana che schiera tra gli altri Altiero Spinelli e Ugo La Malfa, sia stata quella che ha avuto più capacità di fecondare e contaminare le altre culture riformiste non fosse altro perché – ricorda Fassino - meno vincolata da strutture organizzative».
Richiamandosi alla presenza nel riformismo italiano «di una robusta cultura liberaldemocratica», Fassino sottolinea come «non si può pensare il riformismo italiano senza pensare la presenza di questa cultura, tanto più oggi che la lettura della società e le risposte che i diversi riformismi forniscono sono quanto mai affini».
«Tanto più – continua ancora il segretario dei Ds -, che delle tre culture riformiste, quella liberale ha avuto la capacità di aprirsi di più e fecondare di più le altre e in particolare sull'evoluzione del pensiero politico progressista e riformista».
E partendo da questo riconoscimento, il leader dei Ds torna a ribadire le ragioni del Pd, la «nuova tappa della rivoluzione democratica del Paese». Un soggetto politico che, per oltre un decennio, ha ritrovato nell'Ulivo «il luogo d'incubazione culturale in cui è cresciuta la convinzione che una fusione politica della pluralità dei riformismi è possibile» e che oggi, deve essere vissuto come «una sfida che abbia l'obiettivo di dare una prospettiva al Paese con la ridefinizione degli assetti economici, sociali, istituzionali, internazionali».
«In altre parole – sottolinea il segretario - si tratta di essere dentro ad un grande mutazione di pelle, di carattere, di profilo per ridare sicurezza a quelle identità che oggi sono incerte».
«Chi pensa sia possibile dare ai riformisti italiani una casa comune - conclude il segretario Ds alla presenza di imprenditori, studiosi ed esponenti politici come Cinzia Dato e Valerio Zanone - si misura con la sfida del Pd. Non ci sono risposte diverse e alternative».
E a dar maggior lustro all'avvenimento interviene, anche, un messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «E' di particolare importanza - scrive il Capo dello Stato - l'impegno a sviluppare i principi del pensiero liberale e ad affermare diritti e libertà individuali, all'interno di una attenta sensibilità agli aspetti sociali ed alle esigenze di giustizia e di eguaglianza. Così come – conclude - è apprezzabile che tali riflessioni si svolgano nel vasto ed impegnativo processo di costruzione di una casa comune europea, proseguendo il lungimirante insegnamento di illustri personalità che al pensiero liberale e insieme all'europeismo si sono ispirate».
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